Daniele Orso | Un poemetto inedito

a cura di

Giovanna Frene

2–3 minuti

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Pubblichiamo oggi un poemetto inedito di Daniele Orso, Valle degli ignari, opera che sarà presente nel prossimo libro di poesia dell’autore.


Spostamenti #193

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



Valle degli ignari



1.


Le volpi dello Harz (Fuchs, Füchse) fanno vittime discrete e determinate.
Ma le lepri impegnate a sfuggire ai loro carnefici precisini
(puntiglioso: eigensinnig), incontrano talvolta,
del tutto casualmente, come quasi sempre in questi casi,
l’automobile del turista che pone fine alla loro vita.
Nemmeno il turista lo sa. Un po’ come me
che non sapevo niente di te, mia Lynx, Hexe.



2.


Guidavamo e guidavamo tra Sassonia e Turingia
lungo strade alberate e campi di grano
dal mattino fino a notte fonda.
Nell’aria: insetti, fieno e odor di letame.
Ogni tanto una curva, in cima a un dosso:
dovevamo avere fede che la strada continuasse,
che non ci fossero macchine in direzione contraria
che l’auto tenesse. E ogni volta,
benché per nulla scontato,
la strada continuava, non c’erano auto contrarie,
la macchina teneva perfettamente la strada.
Si guidava nella notte, così, in un posto sconosciuto,
ed era bello che durasse, per il tempo che durava,
per il tempo che è durato.



3.


Allo stesso modo, mutate le parti,
nel diverso contesto, devono essere fatti a pezzi,
strangolati, infilzati, in segreto o pubblicamente, ecc.
come i cani randagi devono essere, ecc. ecc. ecc.



4.


In un’improbabile traduzione all’impromptu,
sublimazioni, allusioni, congetture per chilometri di viaggio
guidando attraverso una terra di protestanti,
di campi di grano e mucche al pascolo,
terra di colline dolci.
L’eterno ritorno sotto altre forme di tempo,
mentre si caracollava sulla terrazza dello Zwinger,
non abbiamo potuto fare a meno di pensare
(sarà una qualche forma di delicatezza?):
maintenant tout l’univers est contre nous,
tra pioggia, caviglie slogate, bollini e zone
a traffico limitato, e poi afa e afa,
e ancora predicatori decapitati e borgomastri avvelenati
in odor di santità. Ma poi, con le mani a cuore,
a Lipsia ci ricordiamo che l’univers entier obéit à l’Amour.
Mein kleines Herz. Mein Herzilein.



5.


Dove c’erano le baracche adesso cresce l’erba.
Gli insetti sembra friniscano dalla terra.
Ti avvicini di nuovo a me, forma mutevole,
che un tempo apparivi all’occhio incerto.



6.


Anche in riva all’Ilm suona Billie Eilish:
la filosofia è propriamente nostalgia,
un desiderio di essere ovunque a casa propria.
La storia finisce nelle trame del controcampo:
zoom di minuti sulle unghie spiccate dalle mani.
Ma che fine hanno fatto i pochi sopravvissuti?
Imprenditori, palazzinari, canaglie figli di mignotta,
poveri diavoli. Meglio, molto meglio, il vuoto eterno.
Gli occhi sulle unghie spaccate, tutto il sangue asciugato.







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