Una scelta di poesie di Mary de Rachewiltz, figlia e traduttrice di Ezra Pound, tratte da Tenera è la vestale. Omaggio a Mary de Rachewiltz Vol. I (a cura di Paolo Pera, con la prefazione di Valter Boggione), Perugia, Bertoni, 2025. Il volume si propone come appendice e commento ideale a Processo in verso. Tutte le poesie italiane (a cura di Massimo Bacigalupo, con la collaborazione di Paolo Pera) per lo stesso editore. In occasione dei cento anni di Mary (Bressanone, 1925), sono stati tradotti, qui, alcuni suoi versi in lingua inglese, tratti da Whose World? (St. Andrews College Press, 1998).
Le traduzioni che proponiamo sono state condotte da Giulia Martini, Mattia Tarantino, Giuseppe Yusuf Conte, Paolo Pera e Alberto Bertoni.
HERE
an old woman better die
alone in her double bed
she needs more space to breathe
than men allow – all lovers
leave – by noon it’s demon’s hour
and at sunset is my dawn.
I wonder where the sick
get the word “patient” from
since we all wait for death
so very impatiently.
QUI
una donna anziana muore meglio
se è da sola nel suo letto matrimoniale
ha bisogno di più spazio per respirare
di quanto ne consente un uomo – tutti gli amanti
partono – mezzogiorno è l’ora del demone
e il tramonto è la mia alba.
Mi domando io il malato
da dove abbia preso la parola “paziente”
dal momento che noi tutti aspettiamo la morte
così impazientemente.
[trad. it. di Giulia Martini]
[Distance is not]
Distance is not
isolation
is a gain
in perspective
to have done
and to see
its futility
in perspective
is the gain.
[La distanza non è]
La distanza non è
isolamento
è un guadagno
in prospettiva
aver compiuto
e vedere
la sua futilità
in prospettiva
è il guadagno.
[trad. it. di Mattia Tarantino]
[My garden nature is fine]
My garden nature is fine
I do not want to change it
each season I plant and sow
what it needs to be a he
and a she growing to feed
pink roses blue zinnias
yellow corn red tomato
orange carrots and green greens
so tender slugs can’t resist
dying for them in the long throat
of a single Canada
Mother goose.
[Il mio giardino non ha bisogno d’altro]
Il mio giardino non ha bisogno d’altro,
non ho voglia di cambiarlo:
ogni stagione vi pianto e semino
ciò che serve a farlo vivo,
farla viva, perché possa nutrire
rose rosa, zinnie blu,
giallo mais, rosso pomodoro,
carote arancioni ed insalata verde –
tanto teneri che i limaccioni non resistono
e muoiono per loro, ma nella lunga gola
di una sola Mamma
Oca del Canada.
[trad. it. di Giuseppe Yusuf Conte e Paolo Pera]
[There is something in this house]
There is something in this house
needs taking care of. Something
that is not quite in order.
Through rooms and through crevices
light steps rhythmically dance
on the narrow “singing planks”
called the Emperor’s watchdogs.
Thieves enter old homes cut up
by roads leading nowhere
that were once a green meadow
binding chapel and tower
to this house. Not to be
a laudator temporis acti.
The future still holds
in media matrix the scythe,
the rake, the axe and the sickle
cut into space where once stood
the old bard and a stable.
But how to sing into being
Achilleia’s heel planted
on a Tyronlean Noname
under this broad mountain?
[C’è qualcosa in questa casa]
C’è qualcosa in questa casa
di cui occuparsi. Qualcosa che non è
del tutto a posto.
Tra stanze e fessure passi
leggeri danzano a tempo
sulle strette “tavole canterine” così
chiamate dai cani da guardia dell’Imperatore.
I ladri entrano in vecchie
case interrotte da vicoli ciechi
dove una volta un prato verde
collegava la torre e la cappella
a questa casa. Non per essere
un laudator temporis acti.
Il futuro ancora impugna
in media matrix la falce,
il rastrello, l’ascia e la ronca
incide lo spazio dove sorgevano
una stalla e il vecchio fienile.
Ma come cantare per lasciare
il tallone di Achille piantato
su un Tiroleano senza-nome
sotto questa montagna grandissima?
[trad. it. di Mattia Tarantino]
AUTUMN
I pick my fruit with sun in the eyes
Most of the pears are out of fashion
Have not been poisoned, will neither keep nor sell.
Shake them into the ditch, hums a wasp
Or I’ll sting you. No loss. I gladly
Befriend fat slugs, in winter they feed the soil.
Every third apple bears bird peckings
Hail-bruise or some ruder compliment
Surely ‘tis bad husbandry I say
Precariously perched on a thick bough
Ready to fall for the one rosy and hale
On the highest limb. A butterfly
White whirrs by and I no longer dare
Touch it lest it be her Ladyship’s
Very own come to counsel: you reach in vain.
AUTUNNO
Controsole, colgo il mio frutto
ma, prive di veleno, quasi tutte le pere hanno perso
il tocco buono, non destinate a vendita o raccolto.
Scuotile nel fosso, ronza una vespa,
sennò ti pungo. Problemi zero, perché mi faccio amiche
delle grosse lumache che nutrono la terra, d’inverno.
Una mela su tre è segnata
da beccate d’uccelli, traumi da grandine o qualche
attenzione più sgarbata. Ma questa, dico, è agricoltura fatta male.
Precariamente appesa a un ramo solido
sono pronta a cadere innamorata
del frutto sano e maturo, un po’ più in alto. Attorno
vola una farfalla bianca e io non oso più toccarlo
per paura di ricevere da Sua Signoria
la sferza di un giudizio: Ti protendi invano.
[trad. it. di Alberto Bertoni]









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