Pedro Eiras | Inferno

a cura di

Giovanna Frene

5–8 minuti

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ANTEPRIMA. Esce il 22 maggio il libro dell’esordio poetico dello scrittore e drammaturgo portoghese Pedro Eiras, Inferno (Il ramo e la foglia edizioni, 2026), con la cura e la traduzione di Claudio Trognoni. Anticipiamo un estratto dalla Prefazione e tre testi poetici, ringraziando l’editore per la gentile concessione.



Spostamenti #210

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



«Prima parte di un trittico iniziato nel 2020, proseguito con Purgatório (2021) e concluso con Paraíso (2022), l’Inferno di Eiras prescinde da ogni possibile guida, come viene chiarito in diversi passaggi del testo: «chiedi: chi / in questo sperpero di lingue / mi potrebbe guidare?». Lo smarrimento non produce più l’apparizione di una guida, ed è proprio questo uno dei principali scarti tematici che tracciano un solco considerevole tra le due opere. Non c’è Virgilio, non c’è neppure la promessa implicita di una voce che possa assumere quella funzione, a un tempo morale e letteraria. Al contrario, gli intellettuali della nostra contemporaneità, coloro i quali teoricamente dovrebbero essere in grado di fungere da guida , risultano quanto mai deludenti, inadeguati al ruolo. La perdita della strada, in Eiras, non è più l’inizio di un percorso simile a quello di Dante, ma una condizione ontologica, propria dell’essere umano contemporaneo, senza garanzia di uscita.» (dalla Prefazione di Claudio Trognoni)



VI


E aqui moram os desesperados

que aprenderam a respirar

fora de água.


À primeira vista, são

como qualquer pessoa:

nos cafés, consultando

telemóvel, trocos, linhas da fortuna,

dando a vida de barato

em troca de noites sem susto,

menos passos à volta do poço,

um esquecimento mais dócil.

Por dentro, retalham

jugulares, retinas, o nome próprio

num derrame de sonos.


O que para outros é turismo

no País das Maravilhas

aqui monta a instável morada

do corpo, intervalada

com estâncias de hospital, paredes altas,

janelas altas, copas das árvores

recortadas contra

altas noites,

gradeamentos, comprimidos, rondas entre

quatro muros,

sapatilhas sem atilhos.



VI


E qui vivono i disperati

che hanno imparato a respirare

fuori dall’acqua.


A prima vista, sono

come qualsiasi persona:

nei caffè, mentre guardano

il cellulare, il resto, le linee della fortuna,

dando la vita per scontata

in cambio di notti tranquille,

meno passi attorno al pozzo,

un oblio più docile.

Da dentro, ritagliano

giugulari, retine, il nome proprio

in uno spargimento di sonni.


Ciò che per altri è turismo

nel Paese delle Meraviglie

qui diventa l’instabile abitazione

del corpo, intervallata

da soggiorni in ospedale, pareti alte,

finestre alte, cime degli alberi

stagliate contro

notti alte,

ringhiere, compresse, ronde tra

quattro mura,

scarpe senza lacci.



X


Continuemos,

já vai ficando tarde.


Eis um vulto assoberbado

na drenagem do ódio:

exímio burocrata, a tomar nota

das sombras mal colocadas.


Coleccionador a sangue frio,

despreza o fruto apetecido,

desiste, vira costas, depois volta

e faz o favor

de arrebatar o lote.


Por fim exulta: saíram-lhe

os cromos raros;

junta num dossier os dias da ira,

monta a maquete perfeita

do juízo final.


Se houver anjos guardiões

do Livro da Vida,

devem

invejar-lhe

o impecável zelo;

ou talvez tenham medo dele:

é menino para lhes acusar

alguma incúria

no serviço

por correio registado.


Há hobbies assim:

descolar selos de envelopes,

trespassar lepidópteros,

as muitas variáveis

do sado-masoquismo;


outros, como este, fazem-se guarda-livros

das culpas,

aprimoram a letra

em denúncias exemplares, peças

de antologia, dignas

de manuais.



X


Continuiamo,

ormai si sta facendo tardi.


Ecco un volto indaffarato

nel drenaggio dell’odio:

esimio burocrata, che prende nota

delle ombre mal posizionate.


Collezionatore a sangue freddo,

disprezza il frutto desiderato,

desiste, dà le spalle, poi torna

e fa il favore

di accaparrarsi il lotto.


Alla fine esulta: gli sono usciti

i pezzi rari;

raccoglie in un faldone i giorni dell’ira,

monta il plastico perfetto

del giudizio finale.


Se esistono angeli custodi

del Libro della Vita,

devono

invidiargli

l’impeccabile zelo;

o forse hanno paura di lui:

è un tipo capace di accusarli

di qualche negligenza

nel servizio

di posta certificata.


Ci sono hobby così:

scollare francobolli dalle buste,

trapassare lepidotteri,

le tante varianti

del sadomasochismo;


altri, come questo, si fanno contabili

delle colpe,

perfezionano la grafia

in denunce esemplari, pezzi

da antologia, degne

di manuali.



XXII


Estes dias mais parecem

o refluxo de um afogado:

deitado sobre o flanco,

músculos tensos, o sal ainda

nas têmporas, nas dobras

da boca queimada:


e com tão pouca coisa

se esmaga um homem; basta

a guerrilha da luz

polvilhada na janela,

um olhar de viés

na triagem dos lugares,


os nomes mal colados,

as linhas imaginárias,

este arame desenrolado

no dorso das montanhas,

a casa calcinada

por uma chuva de fósforo,


com tão pouca coisa se calca

a altura de um homem:

um vento mais afiado,

a propaganda do terror,

o conluio dos olhos cegos

com as línguas entorpecentes,


e não há cura, dizem, para

tão obscuras cicatrizes:

ninguém solda, ao rubro,

ossos quebrados tão fundo,

onde desaba, generosa,

a grande chuva negra.


Enquanto o trânsito derrapa,

lento, para o abismo,

é preciso, enquanto há tempo,

saber catalogar

a paleta de azuis

no reflexo dos metais;


mas para quê, para quem,

se não é neste mundo

que nos cabe viver,

se foi viciada de raiz

a distribuição do desespero

em partes iguais?


Com tão pouca, pouca coisa

se desprende desta imagem

o nome que a segurava:

com o passaporte da fome,

a água lenta na traqueia,

a linfa quente como gasolina;


este chamamento impreciso

do puro nada;

e era preciso adivinhar o todo

a partir das sombras,

por exemplo, estes olhos vazios

que se abrem no céu,


procurando em vão, remexendo

cacos, garfos, pedrarias,

a tua mão afogada na onda

de salitre, esta bainha do vento

onde te escondes

abandonado.



XXII


Questi giorni sembrano più

il rigurgito di un affogato:

sdraiato sul fianco,

muscoli tesi, il sale ancora

sulle tempie, sulle pieghe

della bocca bruciata:


e con così poco

si schiaccia un uomo; basta

la guerriglia della luce

cosparsa sulla finestra,

uno sguardo di traverso

nel triage delle postazioni,


i nomi mal incollati,

le linee immaginarie,

questo fil di ferro srotolato

sul dorso delle montagne,

la casa incenerita

da una pioggia di fosforo,


con così poco si calpesta

l’altezza di un uomo:

un vento più affilato,

la propaganda del terrore,

la collusione degli occhi ciechi

con le lingue narcotizzanti,


e non c’è cura, dicono, per

così oscure cicatrici:

nessuno salda, al calor bianco,

ossa spezzate così in profondità,

dove cade, generosa,

la grande pioggia nera.


Mentre il traffico derapa,

lento, verso l’abisso,

è necessario, finché c’è tempo,

saper catalogare

la gamma dei blu

sul riflesso dei metalli;


ma per cosa, per chi,

se non è in questo mondo

che ci tocca vivere,

se è viziata alla radice

la distribuzione della disperazione

in parti uguali?


Con così poco, così poco

si stacca da questa immagine

il nome che la tratteneva:

con il passaporto della fame,

l’acqua lenta nella trachea,

la linfa calda come benzina;


questo appello impreciso

del puro niente;

e servirebbe indovinare tutto

a partire dalle ombre,

per esempio, questi occhi vuoti

che si aprono nel cielo,


ricercando invano, rimestando

cocci, forchette, pietre,

la tua mano affogata nell’onda

di salnitro, questa guaina del vento

dove ti nascondi

abbandonato.



____


BIO


Pedro Eiras è nato a Porto nel 1975. È professore di Letteratura Portoghese presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Porto. È autore di romanzi, opere teatrali, saggi letterari, e di vari libri di poesia, tra i quali la trilogia Inferno, Purgatorio e Paradiso, in dialogo con l’opera di Dante. Diverse sue opere sono state pubblicate in Brasile e in Francia. Nel 2022, Il ramo e la foglia edizioni ha pubblicato, nella collana Racconti, Bach, nella traduzione di Michela Graziani e con la postfazione di Claudio Trognoni.



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