ANTEPRIMA. Esce il 22 maggio il libro dell’esordio poetico dello scrittore e drammaturgo portoghese Pedro Eiras, Inferno (Il ramo e la foglia edizioni, 2026), con la cura e la traduzione di Claudio Trognoni. Anticipiamo un estratto dalla Prefazione e tre testi poetici, ringraziando l’editore per la gentile concessione.
Spostamenti #210
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
«Prima parte di un trittico iniziato nel 2020, proseguito con Purgatório (2021) e concluso con Paraíso (2022), l’Inferno di Eiras prescinde da ogni possibile guida, come viene chiarito in diversi passaggi del testo: «chiedi: chi / in questo sperpero di lingue / mi potrebbe guidare?». Lo smarrimento non produce più l’apparizione di una guida, ed è proprio questo uno dei principali scarti tematici che tracciano un solco considerevole tra le due opere. Non c’è Virgilio, non c’è neppure la promessa implicita di una voce che possa assumere quella funzione, a un tempo morale e letteraria. Al contrario, gli intellettuali della nostra contemporaneità, coloro i quali teoricamente dovrebbero essere in grado di fungere da guida , risultano quanto mai deludenti, inadeguati al ruolo. La perdita della strada, in Eiras, non è più l’inizio di un percorso simile a quello di Dante, ma una condizione ontologica, propria dell’essere umano contemporaneo, senza garanzia di uscita.» (dalla Prefazione di Claudio Trognoni)
VI
E aqui moram os desesperados
que aprenderam a respirar
fora de água.
À primeira vista, são
como qualquer pessoa:
nos cafés, consultando
telemóvel, trocos, linhas da fortuna,
dando a vida de barato
em troca de noites sem susto,
menos passos à volta do poço,
um esquecimento mais dócil.
Por dentro, retalham
jugulares, retinas, o nome próprio
num derrame de sonos.
O que para outros é turismo
no País das Maravilhas
aqui monta a instável morada
do corpo, intervalada
com estâncias de hospital, paredes altas,
janelas altas, copas das árvores
recortadas contra
altas noites,
gradeamentos, comprimidos, rondas entre
quatro muros,
sapatilhas sem atilhos.
VI
E qui vivono i disperati
che hanno imparato a respirare
fuori dall’acqua.
A prima vista, sono
come qualsiasi persona:
nei caffè, mentre guardano
il cellulare, il resto, le linee della fortuna,
dando la vita per scontata
in cambio di notti tranquille,
meno passi attorno al pozzo,
un oblio più docile.
Da dentro, ritagliano
giugulari, retine, il nome proprio
in uno spargimento di sonni.
Ciò che per altri è turismo
nel Paese delle Meraviglie
qui diventa l’instabile abitazione
del corpo, intervallata
da soggiorni in ospedale, pareti alte,
finestre alte, cime degli alberi
stagliate contro
notti alte,
ringhiere, compresse, ronde tra
quattro mura,
scarpe senza lacci.
X
Continuemos,
já vai ficando tarde.
Eis um vulto assoberbado
na drenagem do ódio:
exímio burocrata, a tomar nota
das sombras mal colocadas.
Coleccionador a sangue frio,
despreza o fruto apetecido,
desiste, vira costas, depois volta
e faz o favor
de arrebatar o lote.
Por fim exulta: saíram-lhe
os cromos raros;
junta num dossier os dias da ira,
monta a maquete perfeita
do juízo final.
Se houver anjos guardiões
do Livro da Vida,
devem
invejar-lhe
o impecável zelo;
ou talvez tenham medo dele:
é menino para lhes acusar
alguma incúria
no serviço
por correio registado.
Há hobbies assim:
descolar selos de envelopes,
trespassar lepidópteros,
as muitas variáveis
do sado-masoquismo;
outros, como este, fazem-se guarda-livros
das culpas,
aprimoram a letra
em denúncias exemplares, peças
de antologia, dignas
de manuais.
X
Continuiamo,
ormai si sta facendo tardi.
Ecco un volto indaffarato
nel drenaggio dell’odio:
esimio burocrata, che prende nota
delle ombre mal posizionate.
Collezionatore a sangue freddo,
disprezza il frutto desiderato,
desiste, dà le spalle, poi torna
e fa il favore
di accaparrarsi il lotto.
Alla fine esulta: gli sono usciti
i pezzi rari;
raccoglie in un faldone i giorni dell’ira,
monta il plastico perfetto
del giudizio finale.
Se esistono angeli custodi
del Libro della Vita,
devono
invidiargli
l’impeccabile zelo;
o forse hanno paura di lui:
è un tipo capace di accusarli
di qualche negligenza
nel servizio
di posta certificata.
Ci sono hobby così:
scollare francobolli dalle buste,
trapassare lepidotteri,
le tante varianti
del sadomasochismo;
altri, come questo, si fanno contabili
delle colpe,
perfezionano la grafia
in denunce esemplari, pezzi
da antologia, degne
di manuali.
XXII
Estes dias mais parecem
o refluxo de um afogado:
deitado sobre o flanco,
músculos tensos, o sal ainda
nas têmporas, nas dobras
da boca queimada:
e com tão pouca coisa
se esmaga um homem; basta
a guerrilha da luz
polvilhada na janela,
um olhar de viés
na triagem dos lugares,
os nomes mal colados,
as linhas imaginárias,
este arame desenrolado
no dorso das montanhas,
a casa calcinada
por uma chuva de fósforo,
com tão pouca coisa se calca
a altura de um homem:
um vento mais afiado,
a propaganda do terror,
o conluio dos olhos cegos
com as línguas entorpecentes,
e não há cura, dizem, para
tão obscuras cicatrizes:
ninguém solda, ao rubro,
ossos quebrados tão fundo,
onde desaba, generosa,
a grande chuva negra.
Enquanto o trânsito derrapa,
lento, para o abismo,
é preciso, enquanto há tempo,
saber catalogar
a paleta de azuis
no reflexo dos metais;
mas para quê, para quem,
se não é neste mundo
que nos cabe viver,
se foi viciada de raiz
a distribuição do desespero
em partes iguais?
Com tão pouca, pouca coisa
se desprende desta imagem
o nome que a segurava:
com o passaporte da fome,
a água lenta na traqueia,
a linfa quente como gasolina;
este chamamento impreciso
do puro nada;
e era preciso adivinhar o todo
a partir das sombras,
por exemplo, estes olhos vazios
que se abrem no céu,
procurando em vão, remexendo
cacos, garfos, pedrarias,
a tua mão afogada na onda
de salitre, esta bainha do vento
onde te escondes
abandonado.
XXII
Questi giorni sembrano più
il rigurgito di un affogato:
sdraiato sul fianco,
muscoli tesi, il sale ancora
sulle tempie, sulle pieghe
della bocca bruciata:
e con così poco
si schiaccia un uomo; basta
la guerriglia della luce
cosparsa sulla finestra,
uno sguardo di traverso
nel triage delle postazioni,
i nomi mal incollati,
le linee immaginarie,
questo fil di ferro srotolato
sul dorso delle montagne,
la casa incenerita
da una pioggia di fosforo,
con così poco si calpesta
l’altezza di un uomo:
un vento più affilato,
la propaganda del terrore,
la collusione degli occhi ciechi
con le lingue narcotizzanti,
e non c’è cura, dicono, per
così oscure cicatrici:
nessuno salda, al calor bianco,
ossa spezzate così in profondità,
dove cade, generosa,
la grande pioggia nera.
Mentre il traffico derapa,
lento, verso l’abisso,
è necessario, finché c’è tempo,
saper catalogare
la gamma dei blu
sul riflesso dei metalli;
ma per cosa, per chi,
se non è in questo mondo
che ci tocca vivere,
se è viziata alla radice
la distribuzione della disperazione
in parti uguali?
Con così poco, così poco
si stacca da questa immagine
il nome che la tratteneva:
con il passaporto della fame,
l’acqua lenta nella trachea,
la linfa calda come benzina;
questo appello impreciso
del puro niente;
e servirebbe indovinare tutto
a partire dalle ombre,
per esempio, questi occhi vuoti
che si aprono nel cielo,
ricercando invano, rimestando
cocci, forchette, pietre,
la tua mano affogata nell’onda
di salnitro, questa guaina del vento
dove ti nascondi
abbandonato.
____
BIO
Pedro Eiras è nato a Porto nel 1975. È professore di Letteratura Portoghese presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Porto. È autore di romanzi, opere teatrali, saggi letterari, e di vari libri di poesia, tra i quali la trilogia Inferno, Purgatorio e Paradiso, in dialogo con l’opera di Dante. Diverse sue opere sono state pubblicate in Brasile e in Francia. Nel 2022, Il ramo e la foglia edizioni ha pubblicato, nella collana Racconti, Bach, nella traduzione di Michela Graziani e con la postfazione di Claudio Trognoni.









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