Viene tradotta per la prima volta in Italia la poetessa svizzera Erika Burkart: con la cura di Anna Ruchat è appena uscito il volume Nel tempo delle foreste blu (Molesini Editore Venezia 2026), nell’ambito del corso di traduzione editoriale della Casa della Letteratura di Lugano con il sostegno di ProHelvetia.
Spostamenti #222
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Das Wort
Wie Gitter stehen um mich her die Worte,
ich taste an den Stäben hin,
ein Murmeln schreckt an jeder Pforte:
Wenn du hinaustrittst, wandelt sich der Sinn.
O Inbild, das der Sprache sich verweigert!
Das nur sich selbst und seinen Nährer kennt:
den Dämon, der bestürzt und steigert,
im Dunkel bindet und im Lichte trennt.
Versenkt in Schweigen, weiß ich mich gefangen,
im Wunder waltend, da kein Wort entblößt,
begierig doch, den Schlüssel zu empfangen,
der aus dem Kern ins Ganze mich erlöst.
La parola
Come inferriate stanno intorno a me le parole
cerco a tentoni le sbarre,
un mormorio spaventa a ogni cancello:
se esci di qui il senso si trasforma.
Oh idea che si nega al linguaggio!
Che conosce solo sé stessa e chi la nutre:
il demone che sgomenta e incalza,
nel buio unisce e separa nella luce.
Calata nel tacere, mi so prigioniera,
sovrana del miracolo, perché la parola non svela,
eppure avida di ricevere la chiave
che dal seme mi liberi nel tutto.
[da Esilio e volo, 1956]
Schnee-Insel
Kalt scheint die Sonne ins entseelte Gras.
Die Bäume gehn in die Vergeistrung ein.
Vom Schnee empfängt der Baum sein neues Maß
und ist wie wir mit ihm vor Gott allein.
Der Ort, an dem wir stehn, scheint aufzuschweben,
schau’n wir zum Himmel, der in großen Flocken
entgegensinkt. Er sinkt in uns. Wir geben
uns ihm zurück, wenn alle Pulse stocken.
Erblich das Schilfhaar? Sind wir selber bleich,
rührt Traum an Traum mit fahler Gräserspitze?
Wir gleichen allem. Alles ist uns gleich.
Im Schneefall zucken weiche Winterblitze.
Ein Blitz kommt auf uns zu und macht uns blind.
Der Schnee schließt ein den Ort und aus die Zeit.
Du weißt, wir sehn nur, was wir selber sind.
Wir selber sind der Schnee, der uns verschneit.
Isola di neve
Freddo splende il sole sull’erba esanime.
Gli alberi diventano fantasmi.
Dalla neve riceve l’albero nuove misure
e con la neve, come noi, è solo davanti a Dio.
Il luogo in cui ci troviamo sembra fluttuare verso l’alto
se guardiamo il cielo, che a grandi fiocchi
scende incontro a noi. Scende in noi. Ci restituiamo
a lui, quando ogni battito si arresta.
Impallidiva la chioma del canneto? Siamo forse pallidi anche noi,
se sogno tocca sogno con smorti fili d’erba?
Assomigliamo a tutto. Tutto ci assomiglia.
Nella neve che cade guizzano morbidi lampi invernali.
Un lampo viene verso di noi e ci rende ciechi.
La neve chiude il luogo dentro e fuori il tempo.
Lo sai, vediamo solo quello che noi stessi siamo.
Noi stessi siamo la neve che ci inneva.
[da La terra salvata, 1960]
Drüben
Ein fremder Vogel sprach in der Nacht.
Vier Töne. Klagende, reine.
Ich habe die Klage zuende gedacht
und wieder vergessen.
Drüben, zwischen Zypressen,
weidet die Herde der Steine.
War es hier, wo wir schliefen?
Doch wer ist das: Wir?
Und wer ist das: Du?
Ein Buckliger lacht
in den grauen Oliven.
Der Meerwind weht mir
die Lider zu.
Laggiù
Un uccello sconosciuto ha parlato nella notte.
Quattro suoni. Lamentosi, puri.
Ho portato all’estremo il pensiero di quel lamento
e poi l’ho dimenticato.
Dall’altra parte, tra i cipressi,
pascola il gregge di pietre.
È qui che abbiamo dormito?
Ma chi è quel noi?
E chi è quel tu?
Un gobbo ride
tra gli ulivi grigi.
Il vento dal mare soffia e mi
chiude le palpebre.
[da Con gli occhi della Kore, 1962]
Dazwischen
Ich suche das Wort
das mich fände.
Jedes Wort
ist ein Maß für Distanzen,
die ich mit Worten
nicht überwinde.
Wortlos lerne ich lauschen.
Lauschen ist ein Gespräch mit dem Schweigen.
Gedichte sind Grade des Schweigens.
Nel mezzo
Cerco la parola
che mi trovi.
Ogni parola
è una misura della distanza
che io con le parole
non supero.
Senza parole imparo ad ascoltare.
L’ascolto è un dialogo con il silenzio.
Le poesie sono gradi del silenzio.
[da Io vivo, 1964]
Glück
Die Not, aus Fülle
wortarm zu sein
im Wissen, es könnte ein Wort
die Sprache Edens verwirren.
Das Glück ist der Schlaf
einer alten Furcht,
Wittrung von Wasser,
der erste Schluck.
Alles Gold
holt der Strom sich zurück,
vom Stern, der dir zufiel,
erhält sich innen die Flugspur.
Felicità
La pena di essere,
nell’abbondanza, povera di parole,
sapendo che una sola parola
potrebbe confondere la lingua dell’Eden.
La felicità è il sonno
di una vecchia paura,
sentore di acqua,
il primo sorso.
Tutto l’oro
la corrente se lo riporta indietro,
dalla stella che ti è toccata,
la scia del volo si conserva all’interno.
[da La trasparenza dei cocci, 1973]
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BIO
Erika Burkart (Aarau 1922 – Muri 2010) è una poetessa svizzera di lingua tedesca. Ha trascorso tutta la vita con il marito, il poeta Ernst Halter, nella casa di famiglia, una antica abbazia. Oltre a una ventina di raccolte di poesie, ha scritto romanzi e poemi epici ed è unanimemente considerata una delle voci più significative della poesia tedesca contemporanea. È stata la prima donna a ottenere il prestigioso premio Großer Schillerpreis (2005).









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