Ferruccio Benzoni | Caffè degli addii

a cura di

Giovanna Frene

2–4 minuti

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Cinque poesie dalla recente pubblicazione di un libro inedito postumo di Ferruccio Benzoni, Caffè degli addii (La Setta dei Poeti estinti – Collana YAWP 2026), prefazione di Massimo Raffaeli.

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Spostamenti #223

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole

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“Caffè degli addii”, titolo del corpus di poesie inedite rinvenuto tra le carte dell’archivio del poeta, è già una dichiarazione di resistenza umana prima che poetica, un attraversamento degli spettri dell’esistenza e della memoria, un viaggio tra un prima e un dopo. Insieme al desiderio inesausto di luce anche laddove dominano il vuoto e l’assenza, il tema dell’addio, più volte evocato (“Sei apparsa come un addio…”), non si risolve mai in un evento concluso, ma diviene rito infinito e ininterrotto nell’attimo in cui spunta il timore della perdita o di una sparizione inaspettata. Spegnere la fiamma dei ricordi significherebbe fatalmente perderli per sempre. Benzoni li restituisce invece avvolti da uno splendido bagliore. (dalla scheda del libro)

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I tuoi passi

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Mai disattesi i tuoi passi
ma come di volpe temibili
sono rintocchi di un orologio
a pendolo scanditi in un’infanzia.

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Padre

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Sono arrivato in tempo per vederti morto.
Così tacitamente eravamo d’accordo.
La tua fierezza pallida
irosa anche da vivo.
Compagni m’accompagnavano
che non sono più.
A volte incontrandoti ho un assillo
che di me non sei felice.
Eppure lo sei stato e con forza,
e allora dubito se sia un cauchemar
o un vermiciattolo azzurro
che funestando ci ha preceduti.

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A mia madre

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Nella fonda acqua triste
di un mare d’ottobre guizzano
pesci agonizzanti madre
mia se ancora mi ascolti
boccheggiante da un tuo pulpito
terrifico d’ombra e fiori finti.

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Compleanno

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Il tuo compleanno festeggiato
bon marché con un’orchidea
amore mio poi incontrando
a uno svolto più giovani
d’anni Livia e Alessandro.
Quanti anni noi due in due
un sabato di fine settembre
di noi più mite stemperando
una tempesta in rivoli
di foglie agrodolci
quasi gentili, appena gialle.

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Di lui dicono

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pochi giorni prima di morire cercasse
un titolo: avidamente. Il libro era
già tutto in testa, perdutamente assaporato
riscritto collezionando quaderni, matite
– respingendo un’assonanza che non fosse uno iato
profondo tra la vita cosiddetta e un tavolo
comunque da preservare dai traslochi
forse inesistenti, certo sofferti.
Sarebbe cominciato un titolo con un sostantivo:
l’alibi. O un verbo: attraversare.
Non ne diranno più nulla; non se ne
farà più nulla. Né del titolo né tanto
meno del libro. Però “alibi” e “attraversare”
pare gli siano rimasti nel cuore anche da morto.

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BIO

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Ferruccio Benzoni è nato nel 1949 a Cesenatico, dove è vissuto fino alla scomparsa, a Cesena nel 1997. È stato tra gli animatori della rivista “Sul Porto”, pubblicata dal 1973 al 1983. La sua prima raccolta La casa sul porto è uscita nel quaderno collettivo della Fenice (1980, con una nota di Giovanni Raboni, che comprende anche testi di Simoncelli e Valeri, redattori della rivista “Sul Porto”). Seguono: Notizie dalla solitudine (San Marco dei Giustiniani, 1986), Fedi nuziali (Scheiwiller, 1991), Numi di un lessico figliale (Marsilio, 1995), Sguardo dalla finestra d’inverno (Scheiwiller, 1998), Canzoniere infimo e altri versi (2004, a cura di Dante Isella, San Marco dei Giustiniani); Con la mia sete intatta (Marcos y Marcos, 2020) raccoglie tutta la sua opera poetica. Uscito postumo è il volume Miei cari tutti quanti… Carteggio di Vittorio Sereni con Ferruccio Benzoni e gli amici di Cesenatico (a cura di Dante Isella, San Marco dei Giustiniani, 2004).



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