Roberto Deidier | Quest’anno il lupo fissa negli occhi l’uomo

a cura di

Giovanna Frene

2–3 minuti

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È appena stato pubblicato il nuovo libro di Roberto Deidier, Quest’anno il lupo fissa negli occhi l’uomo, con un saggio di Marco Carmello (Molesini Editore Venezia 2025). Ne pubblichiamo un estratto, ringraziando l’autore e l’editore per la concessione.
La fotografia è di Dino Ignani.


Spostamenti #160

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



Le Idi di marzo

Ogni uragano ha un occhio, un centro, un’ossessione.
Il suo è questo vortice di nulla
Che il buio al buio ha già restituito,
Il vuoto al vuoto e la disperazione
Distende sopra il ghiaccio più sottile.

Dalla finestra pulviscoli inerti
Spargono su binari invisibili
La luce di metallo delle nuvole.
Non resta che pregare il giorno
Di affrettare la sua sinistra staffetta.

(Questo cielo senza padroni
È solo una coperta a strisce verdi
Che copre la noia e camuffa l’attesa).



Palazzo Abatellis

Cos’è l’apocalisse mentre tutto accade:
L’arco è vuoto, le frecce già fiorite
Sulle gole, lo sfarzo e le sue ombre
E una fontana come un lago di cristallo
Nella fredda morsa dell’attesa, quando infine
Non ci sarà stato riparo e la caccia
Dei cani volgerà verso di noi,
In questo spazio chiuso senza fughe
Dove a terra stanno tiare e corone,
Mentre tutto continua e cade, come un frutto
Nel destino della fisica, come un tonfo
Che lascia i ciechi increduli o il pendolo
Scivolato dalla mano di un dio distratto:
Com’era bella la bellezza dei poveri,
La loro sete incauta, lo sguardo pronto
A sostenere l’arrivo di un cavallo
Nel suo galoppo fatale, quando tutto
È finalmente accaduto.



Tre canzonette per il lupo

Quest’anno il lupo fissa negli occhi l’uomo
L’inverno allunga le sue ombre, muta le forme,
Incide le ossa di un gelo implacabile
E nella notte insicura ulula, il lupo,
Digrigna i denti, fissa negli occhi l’uomo.


*

Tu che sei solo ombra
Dentro la mia ombra
Perché dirigi il vento
Come portasse i suoni
Di un contrappunto astioso?
Dove stai correndo,
amore, nel tuo sogno?
E nel mio ti affacci
Da una cornice stanca
In un grigio d’alba,
Quando la morte canta
E il cielo non ha lacci.


In fuga sul Grande Carro

Passata la mezzanotte l’Orsa si dilegua dietro la collina,
Si nasconde nel fitto, torna alla sua tana.

Nello scuro svetta il braccio del timone,
Due o tre stelle per un residuo di coda –

Monito o sentinella?









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