Stefan Zweig | La fine di un mondo

a cura di

Giovanna Frene

7–10 minuti

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Raoul Precht, che presto uscirà con un nuovo libro su Stefan Zweig per Ares, ci dona oggi delle traduzioni inedite dalle prime raccolte del grande scrittore austriaco. Buona lettura!


Spostamenti #162

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



Molto prima di raggiungere la fama internazionale per le sue novelle e biografie, ai suoi esordi Stefan Zweig (1881-1942) tentò la carta della poesia e del teatro. Come poeta lirico, dopo aver pubblicato giovanissimo alcune poesie in giornali e riviste letterarie, le raccolse in due volumetti, il primo dei quali uscì quando era appena ventenne. Malgrado un successo di stima e critiche nell’insieme positive, Zweig si rese però conto ben presto di non poter reggere la concorrenza dei poeti che in quel momento andavano per la maggiore, come, per fare solo un paio di esempi (ma piuttosto eloquenti), Hugo von Hofmannsthal e Rainer Maria Rilke.


Per il suo primo libro, Zweig scelse una cinquantina di componimenti sui circa duecento che aveva già al suo attivo. Silberne Saiten (Corde d’argento) apparve nel 1901, edito con grande cura formale per i tipi dell’editore berlinese Schuster & Loeffler, lo stesso che nella sua collana di poesia aveva già ospitato poeti considerati allora d’avanguardia come Christian Morgenstern, Richard Dehmel e Detlev von Liliencron e che pubblicava inoltre una delle più importanti riviste letterarie, “Die Insel”, a cui collaboravano appunto poeti affermati come Hofmannsthal e Rilke. Per il giovanissimo Zweig essere ammesso fra questi giganti dovette rappresentare un successo insperato ed emozionante. La rilevanza dell’editore contribuì inoltre al fatto che ben quaranta recensori si occupassero del libro, in gran parte con toni elogiativi, mettendo in luce il talento (ancora immaturo, ma inequivocabile) del giovane scrittore. Fin troppo facile, del resto, sembrò loro tracciare un parallelismo fra il giovane Zweig e l’altro imberbe poeta scoperto qualche anno prima nei caffè viennesi, Loris, ovvero Hugo von Hofmannsthal, e vedere tra i due una continuità nei toni e nella sensibilità. In ogni caso, che fosse per il valore dei suoi versi o per un effetto d’eco, con questo volumetto Zweig divenne a pieno diritto una promessa della letteratura. 


Quando poi nel 1906 uscì il secondo volume di poesie, Die frühen Kränze (Prime ghirlande), Zweig non era già più uno sconosciuto, avendo pubblicato due anni prima anche una raccolta di racconti, dal titolo Die Liebe der Erika Ewald (L’amore di Erika Ewald), che aveva avuto un buon successo di pubblico. Stavolta le poesie saranno pubblicate dall’editore Insel, emanazione della rivista omonima, con cui Stefan istituirà una lunga e fruttuosa collaborazione che verrà a cessare solo trent’anni più tardi, al momento delle censure e dei divieti di pubblicazione imposti dal nazionalsocialismo nei confronti degli autori ebrei. Ma ne siamo ancora lontani: quel che conta per Zweig ora è ritrovarsi, come avviene, fra gli autori di punta di un’impresa editoriale e commerciale moderna che non nascondeva la propria ambizione di tracciare una traiettoria che collegasse i classici (a cominciare da Goethe) con le migliori voci della letteratura contemporanea.


Se i componimenti poetici di Zweig non possono dirsi originalissimi, essi testimoniano però una solida acquisizione della sensibilità e del gusto fin-de-siècle, con una notevole attenzione per forme canoniche come il sonetto. Alla poesia Zweig tributava un rispetto quasi maniacale: era per lui la forma artistica per eccellenza, con cui continuò a cimentarsi in modo sotterraneo per tutta la vita – tanto che una poesia, piuttosto nota e molto malinconica, la dedicò a sé stesso nel novembre del 1941 in occasione del sessantesimo e ultimo compleanno. Riferendosi ai grandi successi ottenuti con la narrativa e la biografia, disse una volta di essere come un “cacciatore vegetariano”, pochissimo interessato alla preda nel suo carniere, e molto, invece, a ciò che gli era in qualche misura sempre sfuggito, ovvero quei misteri della creazione letteraria che la poesia, in particolare, gli sembrava racchiudere. Perché nulla si ama di più, concludeva, dei propri versi.


La poesia di Zweig è eminentemente classica, contrassegnata da rime e da una notevole attenzione metrica, ed è organizzata intorno a un Io lirico dalle connotazioni tardoromantiche. Denota inoltre un certo gusto, condiviso con altri autori a lui coevi, per la suddivisione in cicli poetici e per i riferimenti colti. È anche una poesia pervasa da sentimentalismo, malinconia e nostalgia, resi con una lingua fiorita e ricca, con un forte senso della misura e una varietà espressiva di tutto rispetto, in particolar modo nell’aggettivazione, e con evidenti influenze rilkiane e simboliste. (Raoul Precht)


I testi qui pubblicati sono tratti da: 

–                Silberne Saiten, Schuster & Loeffler, Wien 1901

–                Die frühen Kränze, Insel, Wien 1906




Erinnerung

Nun baut der Winter seine weißen Mauern,
Und alles strahlt in hellem heitrem Licht,
Nur unser Park liegt stets in stillem Trauern,
Das nie ein Laut mit fremder Stimme bricht.

Es ist, als dächt er jener Sommertage,
Die wir verbracht in froher Festlichkeit
Und rührend ist mir seine stumme Klage,
Allein in dieser weiten, schweren Einsamkeit . . .


Ricordo

Pareti bianche già l’inverno erige
E tutto chiaro e allegro splende ormai;
Nel nostro parco sol silenzio vige
Senza che voce estranea s’oda mai.

È come se pensasse ai giorni estivi
Trascorsi in un‘allegra baraonda,
E mi turbano i suoi lamenti schivi
In questa solitudine profonda…



Dichterstunde

Nun schwebt die Einsamkeit auf weichen Flügeln . . .
Verschwiegen wird und fromm ein jedes Thun,
Und ihre Blicke segnen und entsiegeln
Die stummen Worte, die noch hilflos ruhn,
Bis dann die Seele, voll der Pracht entschleiert
Der Träume einsamsfrohe Feste feiert . . .


L’ora del poeta

Solitudine vaga su ali morbide…
Ogni atto è discreto e devoto, e osano
I loro sguardi rivelare torbide
Parole, che abbandonate riposano,
Finché l’animo, a splendore svelato,
Sua solinga festa abbia celebrato…



Die Zärtlichkeiten

Ich liebe jene ersten bangen Zärtlichkeiten,
Die halb noch Frage sind und halb schon Anvertraun,
Weil hinter ihnen schon die wilden Stunden schreiten,
Die sich wie Pfeiler wuchtend in das Leben baun.

Ein Duft sind sie; des Blutes flüchtigste Berührung,
Ein rascher Blick, ein Lächeln, eine leise Hand –
Sie knistern schon wie rote Funken der Verführung
Und stürzen Feuergarben in der Nächte Brand.

Und sind doch seltsam süß, weil sie im Spiel gegeben
Noch sanft und absichtslos und leise nur verwirrt,
Wie Bäume, die dem Frühlingswind entgegenbeben,
Der sie in seiner harten Faust zerbrechen wird.


Le tenerezze


Amo queste prime tenerezze turbate
Che a metà son domanda e a metà confidenza
E che sprigionano quelle ore scatenate,
I gravi pilastri, base dell’esistenza.

Sono un profumo; del sangue il fuggevol tocco,
Rapidi sguardi, un sorriso, una mano lieve –
Rossi lampi di lusinga, con uno schiocco
Crepitano nel fuoco della notte breve.

E son pur dolci, poiché nel gioco soavi,
Innocue e un po‘ confuse, tal fronde che al vento
Che soffia primaverile tremano ignavi
Mentre il suo duro pugno spargerle già sento.



Die Frage

Der Abend, der sich in die Nacht verblutet,
Rührt deine Seele stets mit gleicher Frage,
Denn täglich wehst du mit dem toten Tage
Ins Dunkel weiter, das die Welt umflutet,

Bist eingefangen in dem stummen Ringe,
Ein flackernd Licht im kalten Sternenraume,
Und spürst nur, horchend aus verwirrtem Träume
Die nahe Flut der unnennbaren Dinge.

Nimmst du ein einzeln Ding aus deinem Leben
Und wiegst es prüfend in der hohlen Hand,
Du fühlst darin das große Dunkel beben,

Und jedes ist zu neuen Wundern Welle,
Und fast schon nahe jenem letzten Strand,
Doch Weg ist alles: keines ist die Schwelle.


Il quesito

La sera si dissangua nella notte
E l’animo agita con il quesito
D’ogni dì, mentre a giorno già perito
Segui l’oscurità che il mondo inghiotte.

Imprigionato sei nel muto anello,
Luce che nel freddo spazio balena,
E solo senti, come in sogno appena,
Di cose innominabili l’appello.

Se una sol cosa dalla tua esistenza
Prendi e soppesi nella mano vuota,
Senti fremere l’oscura presenza

E un’ondata di prodigiosa voglia,
Da quell’ultima spiaggia non remota.
Ma il cammino è tutto: nulla è la soglia.



Sehnsüchtige Melodie

Wie eine windgewiegte Blüte
So ist mein Herz der Unrast voll
Und sehnt sich sehr nach Frauengüte,
Die seinen Schmerz verklären soll.

Nach Händen, die wie Lilien leuchten
Und kühl wie goldne Schalen sind,
In die das Leid mit tränenfeuchten
Verbangten Tropfen niederrinnt.

Es träumt von einer Dämmerstunde,
Da Büßernot in Worten brennt,
Und träumt von einem milden Munde,
Der nur das Wort Vergebung kennt.

Wie eine windgewiegte Blüte
So ist mein Herz der Unrast voll
Und sehnt sich sehr nach Frauengüte,
Die seinen Schmerz verklären soll.


Mein Herz träumt von den sanften Frauen,
Wie Fremde von der fernen Stadt,
Weil es viel Schweres zu vertrauen,
Viel Sünden zu verkünden hat.


Melodia nostalgica

Fior mosso dal vento che lo carezza,
è pieno d’inquietudine il mio cuore
e anela la muliebre gentilezza
che sola ne trasfigura il dolore.

Mani anela che splendon come gigli,
Come ciotole d’oro rinfrescanti
In cui scorron goccia a goccia dai cigli
Umidi le lacrime trepidanti.

Sogna d’un imbrunire in cui a parole
Esprimano miseria i penitenti,
Sogna di una bocca dolce in cui sole
Promesse di perdono sian presenti.

Fior mosso dal vento che lo carezza,
è pieno d’inquietudine il mio cuore
e anela la muliebre gentilezza
che sola ne trasfigura il dolore.

Di dolci donne il cuore vuol sognare,
Straniere della remota città,
Ché molto di grave ha da confidare,
Da confessar molti peccati avrà.



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Stefan Zweig (Vienna, 28 novembre 1881 – Petrópolis, 22 febbraio 1942) è stato uno scrittore, drammaturgo, giornalista, biografo, storico e poeta austriaco naturalizzato britannico.


Raoul Precht ha al suo attivo cinque romanzi, una raccolta di racconti e quattro volumi di poesie. Ha inoltre pubblicato il volume Kafka e il digiunatore. In qualità di traduttore ha curato per varie case editrici – Garzanti, Guanda, Theoria, La Camera Verde ecc. – opere di letteratura spagnola e tedesca. Il suo ultimo romanzo, Stefan Zweig. L’anno in cui tutto cambiò, è stato finalista al Premio Comisso 2022. Per Ares ha tradotto e curato l’antologia Sulle rovine d’Europa. Poeti tedeschi e francesi della Grande Guerra (2024). 
























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