Cinque poesie di Michele Zacchia dal suo nuovo libro Il taccuino dell’ospite (RP Libri 2024, collana ‘L’anello di Möbius’ diretta da Antonio Bux).
Spostamenti #167
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
*
Respirare ti rende vertigine oleosa, immaturo frutto.
Questo sesso lontano
dal mio corpo tu unica sorvegliante
dei miei risvegli, quando nell’ora della colazione
sei briciola di pane.
Nello specchio ovale il tuo riflesso opalescente
è malattia incurabile, immagine invincibile.
Spegnendoti le meningi ammalate discendi,
il sacro e profano amore, mio.
Giostra incontrollabile di dolore, squama
elettrizzata sulla tua schiena, la gratto. Maltratto
il pane della colazione, il formaggio del pranzo.
La sera è cena vuota, tavola inappetente.
Ospedale Biancosporco colore petrolifero.
Questo tutto illuminato
è un organo tumefatto, sole.
Caserta, in giro per le strade
*
Severità poetica, pietra focaia. Maledetta
sfinge materna: ci hai travolto le viscere.
Hai sudato i soldati dei giorni, nelle trincee
più disilluse hai dissolto il tuo mondo. In
ginocchio dalle conchiglie rigate, discepoli
di secoli evoluti, e quei fossili, sulle crepe
di agosto, vi entravano di nascosto come serpi in
una rupe. Ora tu giungi e mi guardi
come anima dispersa, come sangue irascibile
nutri il bollore delle vene. L’indomani cambierai
colore, fermenterai in vino e rughe fumose,
aspetterai la fine, che in fondo è già qui.
un giorno d’estate a Ostuni, Puglia
*
In questo albergo-cimitero
che inscatola le vergini del nuovo settembre,
richiamo alla spada i miei vecchi amici. Mi
piacerebbe commuoverti coi versi, in
falde acquose minacciose, profonde
le dita nella gastrite melmosa delle tue pareti.
Poter curare le ferite del giovane solstizio
misurandoti le ginestre al braccio, discernere
se non tutti, almeno i buoni annunci, da
gli alberi del corso che respirano l’aria piombo.
Nella forma dell’urbano caos stringere a me stella,
coi palmi tesi attendere la tua discesa.
stazione ferroviaria di Ostiense, Roma
*
Era già previsto che scoppiasse
questa guerra nel mio corpo, nel
momento in cui era tutto vederti
da lontano. Avrei preferito prevedere
l’imprevisto, nella vita tutta insieme
che passa in un bacio di nascosto.
Nel racconto non so dire di
aver amato, brucia il tempo dei
guasti funzionali, tecnici apparati
in disuso: tutto il mio corpo in questa
condizione, spaventa essere vivi,
la guerra non il corpo.
di ritorno da Torino
*
Nel giorno più isolato dell’estate, è l’ombra del
vulcano spento a sentire la mancanza delle rive. La mitologia
matura nelle brame dei tuoi desideri. Il celeste cielo celeste
è sfigurato nelle braccia.
L’immaginario della consolazione, sotto la sfera del disfare,
non si definisce il mare, sconfinato nelle bestie delle onde,
e il travalico del selvaggio rende obliquo tutto il dentro
del mio petto.
camera tua
BIO
Michele Zacchia (Santa Maria Capua Vetere 1999) vive a Roma. Ha conseguito la laurea in Lingue e Culture Moderne all’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, e recentemente all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel Master di Editoria, Giornalismo e Management Culturale. Ha frequentato l’Universitat Autònoma di Barcellona e il Chichester College. Copywriter, redattore, traduttore. Collabora e ha collaborato con numerose testate giornalistiche, tra cui The Wise Magazine e il quotidiano La Libertà di Piacenza. Il suo principale impiego in ambito culturale è legato alla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci – Premio Strega, con la quale collabora per l’organizzazione di eventi culturali. Ha pubblicato La Teoria del cerchio (Controluna, 2022), e sue poesie sono state selezionate e pubblicate su varie riviste online, tra cui L’Altrove – Appunti di poesia. Già curatore di un manuale di test universitari, ha tradotto un testo in lingua spagnola di Juan De Ávila, Memorial Segundo.









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