foto di Edoardo Occhionero
Nikki 3·Three | Japan diary | Edoardo Occhionero
Quaderno di traduzioni e poesia dal Giappone
* * *
Rumore libero in libera cassa di risonanza – Asabuki Ryōji
Questa volta inizierò parlando del seminario di (scrittura di) poesia giapponese che sto frequentando, ideato e portato avanti da più di dieci anni da Asabuki Ryōji e Kasai Hiroyuki. L’obiettivo è introdurre gli studenti all’espressione poetica, offrendo uno spazio in cui la scrittura possa sfuggire alla rigidità accademica e alla sua tendenza normalizzante. Durante il semestre, ogni partecipante presenta quattro testi, letti e discussi collettivamente in classe. A queste sessioni prende parte anche Asabuki-sensei, oggi professore emerito, che ci visita una volta al mese per offrirci il suo parere esperto. Ma al seminario, erogato sia al campus di Hiyoshi, per le matricole, sia al campus di Mita, per gli studenti non più principianti, si affiancano anche veri e propri kenkyūkai, ulteriori incontri di ricerca che approfondiscono il discorso poetico in una dimensione più analitica. In ultimo, più che una semplice attività formativa, questo percorso ha generato negli anni esiti assai concreti: diversi partecipanti hanno visto affermare il proprio percorso poetico attraverso pubblicazioni, riconoscimenti e premi.
Volevo partire da lì per presentare brevemente Asabuki Ryōji (1952-), che includerei nella cerchia di quei poeti-accademici (insieme a Nomura Kiwao, Hachikai Mimi, ecc.). Si potrebbe dire che il suo mondo poetico sia stato infatti co-plasmato dallo studio di certa poesia francese, nonché da quel modernismo giapponese prebellico, e di alcuni assunti ormai fondanti della linguistica moderna. Se poi si considera anche l’influsso della musica di John Cage, e la sua attività di liutaio nella produzione di chitarre, la seguente dichiarazione di poetica è ancora più esplicita: “la poesia, cioè il linguaggio, è il nulla stesso […] la tabula rasa presenta davanti agli occhi del poeta l’oscurità di questo nulla [in sostanza siamo costantemente racchiusi in una miriade di rumori di fondo, e quindi nemmeno il silenzio è esperibile, parantesi mia], innumerevoli suoni esistono qui in ogni momento e dobbiamo diventare sensibili a questo tipo di suono disordinato”. Per questa insistenza nel carpire il rumore di fondo, lo sperimentalismo si spinge a rinnegare talvolta l’interpunzione e la sintassi consueta del giapponese: frasi libere in libero contesto, rumore libero in libera cassa di risonanza. La virgola, in un ambito poetico come quello di Asabuki, può assumere un valore che va oltre la semplice pausazione grammaticale. Se consideriamo la sua attenzione ai rumori di fondo e alla fluidità del suono nel linguaggio, la virgola potrebbe suggerire proprio la medesima continuità imperfetta: una cesura che non interrompe del tutto il flusso, ma lo modula, lo devia, frammentandolo. Le traduzioni qui presentate sono tratte due raccolte che, seppur temporalmente distanti, riassumono la sua ricerca: Opus (1986) e Horō bodi (Hollow body, 2019).
Edoardo Occhionero

08
08
ココハ
木ノ葉フル
懸崖へト続ク(季ノナイ繊維ノ) 森
(ナントイフ)古層カ
**

08
08
qui
le foglie degli alberi cadono
si estende fino allo strapiombo la foresta (di fibre senza stagione)
(come dire) uno strato antico?

09
09
なんという
空気だ、熱も冷気もなく
ふみわける光も(啼く鹿も)あやし、
失われる
糸の屑
植物群や動物群の姿なき
局面
かえらない産卵や散乱の 腐乱しないいちめんの
いちめんの胞子
ちりぢりに
みみず張れの透ける肌、歩けない脚をもついきものたち
かわいているね
濡れてはいないよ、つぶやくつの
なんと
おもたい酸素
鉱石の 滑らかな抱擁は
つづくな
**

09
09
come dire
è l’aria, né calda né fredda
la luce che si fa strada (il bramito del cervo) inquietanti,
perduti
i ritagli di filo
senza apparenza di flora e fauna
una fase
una distesa di spore di
una distesa non putrefatta di
disseminazione e inseminazione non dischiusa
sparpagliatamente
pelle trasparente gonfia di lombrichi, esseri dalle gambe che non camminano
è secco, eh
non bagnato!, sussurrano le corna
ma che
ossigeno pesante
che l’amplesso liscio dei minerali
svanisca

55
55
わたしたちの口中にいつまでものこる季節からはずれた果実の皮、そのしぶは銀ぴかのあわとなってつたえたい音素をいつまでもこもらせくもらせてゆくのだから、あなたの耳朶の奥の曖昧な通路には古い風だけがとりのこされてゆがむ、風だけが?そう、つたわり流れてゆく水の路もいまはなく、湖もぴちゃぴちゃちゃぷちゃぷなど愉快な連弾をおくりはしない、おくられるものとしてはただひからびた蜜蜂の巣、樹木のうらがわで凍りつく不毛な性愛の形態ににた音にはならない波動、ひとりからふたりへ、ふたりから無数のわたしへわたされるはずの贈物もいまでは腐乱したまま炭化してゆくばかりです雨がぴかぴかの粒のまましたたりおちないこの地方では
**

55
55
La buccia del frutto fuori stagione che rimane per sempre nelle nostre bocche, il suo tannino si trasforma in una schiuma argentata, intrappolando e offuscando i fonemi che vorrei trasmettere, nell’ambiguo passaggio del fondo del tuo lobo auricolare rimane solo il vento antico che si distorce, solo il vento? sì, non c’è più la via d’acqua che scivolando scorreva, nemmeno il lago trasmette più il gioioso a quattro mani di spruzzi e sciaf-ciaf, l’unico trasmesso è un alveare disseccato, dall’interno degli alberi l’ondulazione che non può ridursi nella forma di un amore sterile e gelato, dall’uno ai due, dai due agli innumerevoli me il dono che doveva essermi consegnato non fa che carbonizzarsi marcendo in questa terra dove la pioggia più non cade a gocce di scintillanti grumi

わたしはむなされていた
わたしはむなされていた
くるくるくるっと夏がくる、ことしも
わたしはむなされることばがいつもくちびるのうえでうたうのだった
摺るようにあるいは滑るような気分で
むなされたままわたしはと二度ずつくりかえし外出し川ぞいにあるいてゆくのだが
そこはざったな店がならび、珈琲や古着の木の看板にまじって中古家具
苔屋、古書店までならんでやがて暗い画材屋にいたるのだが
いきかうきれいなおねえさんが発する摺るような俗語の断片にむなされるの
だった摺るような音響にむなされるのは
水曜日の語学の刻苦のせいだろうか
わたしはわたしはわたしはフランス語の滑空する俗語の音だった
きつきつに巻かれる弦のように
くるくるくるっと夏がくる
ように唐突に
おびやかされる
俗語も断片なら思考も断片になる
どのくらい坂をのぼり坂をくだったのか歩行したのか滑空したのだったかわたしは
いつのまにか小径の奥の埃っぽいリュティエの前に
きつきつに巻かれて弦が切れそうになって
わたしは吊されていた
ほかの木のたからものたちのようにつやつや
光を吸収し光を反射してもわたしは胸
さわぎのざわめきのただなかでむなされたままだった
**

Ero tremanito
Ero tremanito
l’estate sopraggiunge senza tregua, anche quest’anno
le parole che fanno tremanire cantano sempre sulle mie labbra
con una sensazione di strofinamento oppure di sbandamento
tremanito ripeto per due volte il gesto di uscire e cammino lungo il fiume
lì negozi di ogni genere, caffè insegne di legno con vestiti usati con mobili di seconda mano
kokeya, librerie antiquarie finché non arrivo al buio colorificio
i frammenti di parlata colloquiale pronunciata per strofinamento dalle belle ragazze
mi tremanivano e che il suono come di strofinamento mi tremanisse
era per l’intensa fatica delle lezioni di lingua del mercoledì?!
io ero io ero io ero il rumore della parlata francese che planava nell’aria
come corde strette e tese
l’estate sopraggiunge senza tregua
con un vortice
ero intimidito
se le parole sono frammenti lo divengono anche i pensieri
per quanto ho camminato scalato e disceso pendii planato nell’aria?
senza accorgermene mi trovo davanti alla liuteria nel fondo vicolo polveroso
le corde avvolte strette sembrano sul punto di spezzarsi
io ero stato appeso
come gli altri tesori di legno brillante
assorbivo la luce e la riflettevo io il cui petto
in mezzo al brusio del trambusto restava tremanito

静物(ざわめきやまない)
静物(ざわめきやまない)
神戸の震災で大量の本を失ったが、たまさかの僥倖か定められていた事なのか、かつて 読んだのに消失していた言葉がずっとそこにあったかのように、新しい本が机の上に置 かれていたりすると、それが静物画のように見えるばかりか、頁を捲ると言葉が突然過 去の中で起こり得た予兆のように私を震撼させる。S・S、11月20日21時5分。
ああ、私は六十三歳になったのだが
奇数はエロティックな年なのだ
恋する子のさくら色のアヌスがまぶしい朝
いつもまっしろい光を浴びて、遥か
消失したモノたち(
の悲しみのとはいうまい)の記憶の果ての静物画のように夕日をうけたりんごやいちじく や洋梨の黄金の死せる自然の腐蝕したまま凝固してつややかになるゆがんだまるみや斑点
ざわめきつづける
腐蝕剤や鎮痛剤それぞれ
用途は違うがそれぞれが
生の、そしてまた
性愛の
秘薬なのだ
蒸気機関車を追いかけてはしる蒸気機関車に抱かれる夢をみる恋する子のしなやかな肢体 の鋭角的な彎曲と捩れ蒸気はしばらくただよってすぐに消える欲望のかたちピストンから 主連棒へ伝わる力や熱つらぬくカッパーの腐蝕そして油ここにある機械は夕陽に反射して 深緑の繁みのように
精緻である
消失していた言葉たち
はいつもそこにあったようにそれはたとえば黄金の反射のような微細な動力で無数の歯車 が微細に連結して歯車のひとつひとつの運動がむろん私の言葉ではないけれど私の言葉で もあってどこにもある言葉ではあるけれどあなただけの言葉でもあっていつでも生成され あたかも遥か以前からそこにあったかのようにかすかにふるえて身を潜めている過去から
の予兆としてあるいは
来たるべき夕陽の
贈りもの
として
**

Natura morta (non smette di mormorare)
Natura morta (non smette di mormorare)
Ho perso molti libri nel terremoto di Kōbe, ma per un caso accidentale o stabilito, quando appoggio un nuovo libro sulla scrivania, sembra una natura morta, come se le parole perdute, nonostante le avessi già lette, siano sempre state lì e, quando giro le pagine, le parole mi scuotono improvvisamente come un presagio di ciò che sarebbe potuto accadere in passato. S.S., 20 novembre alle 21:05.
oh ho sessantatré anni
i dispari sono anni erotici
mattino in cui l’ano color ciliegia di giovane innamorato è abbagliante
sempre immerso in una luce più brillante, in lontananza
come natura morta al limite della memoria delle (
per non dire dolore) cose perdute la natura defunta corrosa di mele fichi e pere dorate che ricevono il tramonto le cui macchie e rotondità deformi coagulate e lucide continuano
a bisbigliare
corrosivi e analgesici ciascuno
ciascuno con uso diverso
gli elisir
della vita
e dell’eros inoltre
le pieghe e le torsioni spigolose degli arti flessuosi del giovane innamorato che sogna di essere abbracciato da una locomotiva a vapore mentre la insegue il vapore è una forma di desiderio che fluttuando per un istante subito svanisce l’olio e la corrosione del rame che attraversa il calore e la forza trasmessi dal pistone alla biella principale la macchina che qui si staglia riflessa nel tramonto come un boschetto verde acceso
è particolareggiata
le parole perdute era-
no sempre lì come se fossero state lì da sempre con un’energia sottile simile al riflesso dorato innumerevoli ingranaggi si collegano delicatamente e il movimento di ognuno di essi pur non essendo propriamente le mie parole sono comunque anche le mie parole sono parole presenti ovunque ma al contempo sono solo le tue parole sempre generate come se esistessero fin da tempi remoti tremando appena nascoste come un presagio dal passato oppure
come dono
del tramonto
imminente
**
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Edoardo Occhionero (Carate Brianza, 1997) è laureato in Traduzione presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi sulla poesia giapponese contemporanea a verso libero e su una proposta traduttiva di Takahashi Mutsuo. Attualmente è iscritto al Dottorato di ricerca in Digital Humanities presso la medesima università.
È vincitore del Premio “Elena Violani Landi” 2019 – Sezione Inediti. Suoi scritti sono comparsi online su “Atelier Poesia”, “Argonline”, “Diario di passo” – il blog ufficiale di Franca Mancinelli –, “La morte per acqua”, “Malgrado le mosche” e “Mirino”. Ha inoltre curato l’introduzione e la traduzione di due poesie di Arai Takako uscite per Almanacco Internazionale de Lo Spazio Letterario. Alcune sue poesie in giapponese sono state pubblicate su “BUBU” e in diversi numeri di “Inkarepoetori”, rivista interuniversitaria che raccoglie i contributi dei principali atenei giapponesi.









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