Pubblichiamo cinque poesie di Sylvie Richterová tratte dal suo libro appena pubblicato, Fuochi segreti, Presentazione di Milan Kundera, Prefazione di Rosaria Lo Russo (Le Lettere 2025, Collana novecento ∕ duemila diretta da Diego Bertelli e Raoul Bruni).
Spostamenti #179
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
“Fuochi segreti è il titolo di una raccolta di poesie, che ne raccoglie tre, pubblicata a Praga nel 2020, e che titola anche questa antologia. La raccolta ripercorre il viaggio di un’anima migrante, che non assomiglia però a quello di un uccello migratorio, il cui percorso è in linea retta, la più veloce e immediata, ma a quello di un insetto impollinatore che viaggia vagando e divagando. Un’anima migrante che non smette di scegliere, negli anni, di rimanere tale, quasi alleggerendosi mentre si fa più profonda, mentre decanta, sommessamente e con ironia sorniona, le forme grammaticali, i ritmi, le rime e le assonanze della nostra lingua, allontanandosi così enormemente dalle forme, le rime e le assonanze della lingua madre, una divaricazione permessa forse solo dalla levità dello slancio creativo. Un’altra maternità, un altro viaggio in un’altra lingua, più che un’autotraduzione? Ho chiesto a Sylvie di raccontarmi questo viaggio, pensando ci fosse una tecnica, o almeno una ferma intenzione nel processo autotraduttivo, ma la risposta ha confermato la mia prima impressione su questa scrittura, che sia una prassi di consistenza aerea, animica, uno stile acquisito per non perdersi nella vertigine e nello smarrimento disorientante dell’emigrazione forzosa dal suolo e dalla lingua originari. Sylvie sa, cito dalla sua email alla sottoscritta, «che per comprendere davvero una poesia bisogna tradurla», lo ha “scoperto” negli anni di lavoro linguistico con gli studenti, continua. La scrittura in versi, ma anche la narrativa, se come dice Milan Kundera della scrittura di Richterovà – citando Cocteau – «i suoi romanzi sono “poesie di romanzi”» e «essere poeta del romanzo significa concentrarsi ostinatamente sull’essenziale (esistenzialmente essenziale) ed eliminare tutto il resto», scrivere e tradurre si intersecano in una commistione osmotica al solo scopo di estrarre dalla scrittura ciò che “serve” per vivere, ciò che è esistenzialmente essenziale. Il fuoco segreto che muove il linguaggio non è la ricerca dei possibili rapporti interlinguistici o delle metamorfosi concettuali che un’operazione autotraduttiva potrebbe produrre. Il processo è affidato a una passività animica: «ho cominciato col tradurre le poesie che si lasciavano tradurre». Da una ispirazione in una lingua a una espirazione in altra lingua, fluidamente.” (Dalla Prefazione di Rosaria Lo Russo)
Il buio colto in flagrante
Le fortezze d’aria
sono circondate da massicce mura
Nei globi oculari
germinano catenacci
Le parole cedono
Attraverso interstizi silenziosa s’infila
brama di rientro a casa
Col fumo di foglie bruciate
quattro gufi s’infilano veloci
Al riparo della profezia
rapidi di nascosto
gettano qualcosa
nel fuoco
Il buio esulta
ha teso la trappola
all’alba
Vita pratica
Le strade sono spazzate e gettate
oltre le siepi
Le siepi sono alte e rinforzate da zolle
Le zolle sono pietrificate
da pensieri sepolti
Al centro del recinto silenziosi dondolano
cuori di campane
impiegate utilmente
come coperchi o recipienti
La torre capovolta mantiene comunque
l’altezza di sempre
Qui
Il respiro
profondo e definitivo
con cui si arriva e si parte
Da un altrove all’altro
un altro mondo
così a portata di mano
e così confutabile
Pietre di Atlandide
L’arte di farsi colpire e non essere
feriti
prendere la croce sulla spalla e non essere
smarriti
Piove sulla tangente
del passato infinito
del nostro eterno cammino:
In quei tempi noi
sapevamo sì
Sulla neve all’imbrunire
Come i meli neri nei campi innevati
muti ci stupiamo
di non essere abbandonati
Nel paesaggio bianco e grigio
il viandante legge al buio
la nuda rivelazione del legno:
quel che non vedi è più certo
di tutti i colori del mondo
BIO
Sylvie Richterová (Brno, 1945) è autrice di romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari. Vive in Italia dal 1971, ha insegnato letteratura ceca nelle università di Padova, Viterbo e Roma. Come accadde a molti altri esponenti del dissenso, durante il regime sovietico i suoi libri erano proibiti in patria e venivano pubblicati in edizioni samizdat. Il romanzo Che ogni cosa trovi il suo posto è uscito in ceco nel 2014 ed è stato accolto con grande entusiasmo da pubblico e critica. L’autrice ha vinto per due volte, nel 1994 e nel 2016, il Premio del Fondo Letterario Ceco, nel 2017 il prestigioso premio Tom Stoppard per la critica letteraria e nel gennaio 2018 il Premio della città di Brno per la letteratura. Attualmente vive tra Praga e Trevignano Romano.









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