Proponiamo cinque testi del poeta anglosassone Rupert Brooke, tratti da Poems 1911 e 1914 and Other Poems, in due recenti traduzioni uscite in Italia: R. Brooke, Poesie, cura e traduzione di Paola Tonussi, postfazione di Silvio Raffo (Interno Poesia, febbraio 2025); R. Brooke, L’amore è breccia nelle mura, Antologia poetica a cura di Raffaella Fazio, postfazione di Mauro Ferrari (Puntoacapo, febbraio 2025).
Spostamenti #180
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Sonnet
I said I splendidly loved you; it’s not true.
Such long swift tides stir not a land-locked sea.
On gods or fools the high risk falls − on you –
The clean clear bitter-sweet that’s not for me.
Love soars from earth to ecstasies unwist.
Love is flung Lucifer-like from Heaven to Hell.
But − there are wanderers in the middle mist,
Who cry for shadows, clutch, and cannot tell
Whether they love at all, or, loving, whom:
An old song’s lady, a fool in fancy dress,
Or phantoms, or their own face on the gloom;
For love of Love, or from heart’s loneliness.
Pleasure’s not theirs, nor pain. They doubt, and sigh,
And do not love at all. Of these am I.
January 1910
Sonetto
Ho detto che ti amavo come un dio; è falso.
Mai incalzare di marea lambirà un mare circondato dalla terra.
L’alto rischio cade su dèi e sciocchi – o su di te –
La purezza dolce-amara non mi si addice.
L’amore sale dalla terra a estasi impensate.
L’amore è scagliato come Lucifero dal Paradiso all’Inferno.
Ma – esistono erranti nella bruma di mezzo,
Che implorano le ombre, vi s’avvinghiano, e non sanno dire
Se in effetti amano o, se amano, chi amano:
La dama di una vecchia canzone, una folle in costume,
O ancora fantasmi, o il loro volto nel buio;
Per Amore dell’Amore, o per la solitudine del cuore.
Non provano gioia né dolore. Dubitano, e sospirano,
E non amano affatto. Io sono tra loro.
(trad. Tonussi)
Sonetto
Ti professai, magnifico, il mio amore: era fasullo.
Se chiuso, non è mosso da rapide correnti il mare.
Il grande rischio grava dei o folli – tu tra quelli.
Non fa al caso mio il chiaro e netto dolce-amaro.
S’innalza dalla terra a ignote estasi l’amore,
come Lucifero scagliato dal Cielo all’Inferno.
Ma in mezzo, nella nebbia, ci sono viaggiatori
gementi per un niente; s’aggrappa a ciò che ha intorno
ognun di loro. Se ami oppur chi ami dir non sa:
se un pazzo in costume o dama di vecchia canzone,
se uno spettro o il suo stesso volto nell’oscurità,
per amor di Amore o solitudine del cuore.
Né pena né piacere gli appartiene. Di tutto
è incerto, sospira, non ama affatto. Io son sì fatto.
(trad. Fazio)
Dead Men’s Love
There was a damned successful Poet;
There was a Woman like the Sun.
And they were dead. They did not know it.
They did not know their time was done.
They did not know his hymns
Were silence; and her limbs,
That had served Love so well,
Dust, and a filthy smell.
And so one day, as ever of old,
Hands out, they hurried, knee to knee;
On fire to cling and kiss and hold
And, in the other’s eyes, to see
Each his own tiny face,
And in that long embrace
Feel lip and breast grow warm
To breast and lip and arm.
So knee to knee they sped again,
And laugh to laugh they ran, I’m told,
Across the streets of Hell…
And then
They suddenly felt the wind blow cold,
And knew, so closely pressed,
Chill air on lip and breast,
And, with a sick surprise,
The emptiness of eyes.
Munich, 27th February 1911
L’amore dei morti
C’era un poeta di fenomenale successo;
C’era una Donna che somigliava al Sole.
Erano morti. Ma non lo sapevano.
Non sapevano che il loro tempo era finito.
Non sapevano che gli inni del Tempo
Erano il silenzio; e le sue membra,
Che avevano servito Amore assai bene,
Polvere e fetore.
E così un giorno, come sempre,
Con le mani protese, veloci, si abbracciarono;
Infervorati di abbracci, baci e amplessi
E di vedere ciascuno, negli occhi dell’altro,
Il proprio viso rimpicciolito,
E in quel lungo abbraccio
Sentire le labbra e il petto scaldarsi
Contro il petto, le labbra e le braccia.
Così, abbracciati, continuarono
E una risata dietro l’altra corsero, mi dicono,
Per le vie dell’Inferno…
E poi
D’improvviso sentirono soffiare gelido il vento,
E si accorsero, così avvinti,
Dell’aria fredda sulle labbra e sul petto,
E, con funesta sorpresa,
Del vuoto negli occhi dell’altro.
(trad. Tonussi)
L’amore da morti
Ecco un Poeta, assai conosciuto,
ed ecco, come il Sole, una Donna.
Entrambi morti, a loro insaputa.
Che l’ora sia scaduta non lo sanno,
né che ormai muti sian gli inni di lui,
o che le membra con cui un giorno lei
aveva così ben servito Amore
siano polvere, ripugnante odore.
Presi dall’urgenza come un tempo
− braccia tese, ginocchia vicine −
tra baci e carezze, avvinti, tra vampe,
vede ciascuno il suo volto piccino
negli occhi dell’altro, là riflesso,
e sente come, nel lungo amplesso,
il labbro, il petto più caldo si faccia
contro il petto e il labbro e le braccia.
Ginocchia vicine, lungo le strade
la corsa riprende – mi si racconta –
ridendo, ridendo nell’Ade…
E poi
d’un tratto pare gelido il vento.
Si rendono conto, ben stretti,
dell’aria fredda sul labbro e sul petto
e, con penosa incredulità,
di cosa han negli occhi: la vacuità.
(trad. Fazio)
Love
Love is a breach in the walls, a broken gate,
Where that comes in that shall not go again;
Love sells the proud heart’s citadel to Fate.
They have known shame, who love unloved. Even then,
When two mouths, thirsty each for each, find slaking,
And agony’s forgot, and hushed the crying
Of credulous hearts, in heaven − such are but taking
Their own poor dreams within their arms, and lying
Each in his lonely night, each with a ghost.
Some share that night. But they know love grows colder,
Grows false and dull, that was sweet lies at most.
Astonishment is no more in hand or shoulder,
But darkens, and dies out from kiss to kiss.
All this is love; and all love is but this.
1913
L’amore
L’amore è una breccia nelle mura, un cancello rotto,
Dove chi entra non uscirà più;
L’amore vende la cittàdella del cuore orgoglioso al destino.
Chi ama non riamato ha conosciuto la vergogna. Eppure,
Quando due bocche, assetate l’una dell’altra, si placano
E dimenticano quella sete e mettono a tacere il pianto
Di due cuori ingenui, in cielo – è come prendere
I propri piccoli sogni tra le braccia, e giacere nella notte
Ognuno da solo, ognuno con un suo simulacro.
Alcuni la vivono insieme. Ma sanno che l’amore si affievolirà,
Diventerà illusione e tedio, quando al massimo era solo dolce inganno.
La meraviglia non è in una mano o in una spalla,
Ma perde la sua luce e muore, bacio dopo bacio.
Tutto questo è l’amore; e tutto l’amore non è che questo.
(trad. Tonussi)
L’amore
L’amore è breccia nelle mura, cancello scardinato:
ciò che lì dentro entra, da là non esce fuori;
la rocca del fiero cuore, venduta dall’amore al fato.
Di chi ama non amato è la vergogna. E seppure
la mutua sete di due bocche si acquieti, l’affanno
sia scordato, e spento in cielo il pianto d’ingenui cuori,
quei cuori – ciascuno col suo fantasma – altro non fanno
che cullare poveri sogni, in notti solitarie.
E anche se alcuni hanno, in quelle notti, una compagnia,
sanno che freddo diventa l’amore; e falso, sbiadito
ciò che una volta era, a dir molto, dolce bugia.
Lo stupore è ora assente sulle spalle o tra le dita;
si abbuia e, di bacio in bacio, muore lentamente.
Tutto questo è amore. E amore è questo, solamente.
(trad. Fazio)
The Treasure
When colour goes home into the eyes,
And lights that shine are shut again,
With dancing girls and sweet birds’ cries
Behind the gateways of the brain;
And that no-place which gave them birth, shall close
The rainbow and the rose: −
Still may Time hold some golden space
Where I’ll unpack that scented store
Of song and flower and sky and face,
And count, and touch, and turn them o’er,
Musing upon them; as a mother, who
Has watched her children all the rich day through,
Sits, quiet-handed, in the fading light,
When children sleep, ere night.
August 1914
Il Tesoro
Quando il colore tornerà ad abitare gli occhi,
E le luci splendide si spegneranno ancora
Con danze di fanciulle e dolci canti di uccelli
Dietro i cancelli della mente;
E l’astratto luogo che li ha creati fermerà
Anche l’arcobaleno e la rosa: –
Che il tempo conservi comunque uno spazio d’oro
Dove io possa aprire quella riserva profumata
Di canto e fiori, di cielo e visi,
E contarli, toccarli, e rigirarli tra le dita
Ripensandovi: come una madre, che
Ha vegliato sui figli per l’intero, intenso giorno
Siede, le mani in grembo nella luce declinante,
Quando i suoi bambini dormono, prima della notte.
(trad. Tonussi)
Il tesoro
Quando rincaseranno negli occhi i colori,
e si spegneranno le luci nuovamente,
con danze di ragazze e un dolce schiamazzare
di uccellini dietro i cancelli della mente,
e il non-luogo che li genera avrà chiuso
l’arcobaleno e la rosa,
voglia il Tempo serbare uno spazio d’oro
dove potrò aprire quei depositi fragranti
di cieli e di canzoni, di volti e di fiori;
li potrò toccare, girare, farne il conto,
pensarli come fa una madre che, occupata
a osservare i figli per tutta la giornata,
siede, le mani quiete, la luce che declina,
quando infine, a sera, dormono i bambini.
(trad. Fazio)
The Soldier
If I should die, think only this of me:
That there’s some corner of a foreign field
That is for ever England. There shall be
In that rich earth a richer dust concealed;
A dust whom England bore, shaped, made aware,
Gave, once, her flowers to love, her ways to roam;
A body of England’s, breathing English air,
Washed by the rivers, blest by suns of home.
And think, this heart, all evil shed away,
A pulse in the eternal mind, no less
Gives somewhere back the thoughts by England given;
Her sights and sounds; dreams happy as her day;
And laughter, learnt of friends; and gentleness,
In hearts at peace, under an English heaven.
1914
Il soldato
Se dovessi morire, pensate solo questo di me:
C’è un angolo di un campo straniero
Che sarà per sempre Inghilterra. Ci sarà
In quella ricca terra una più ricca polvere nascosta;
Una polvere che l’Inghilterra ha generato, formato, reso cosciente,
A cui ha dato, un tempo, i suoi fiori da amare, i suoi sentieri in cui vagare,
Un corpo inglese, che respira aria inglese,
Lavato dai fiumi, benedetto dai soli di casa.
E pensate che questo cuore, bandito da sé ogni male,
Un palpito nella mente eterna, in quell’altrove
Renderà i pensieri ricevuti dall’Inghilterra in dono;
Visioni e suoni, sogni felici come il suo giorno;
E la risata, dagli amici appresa; e la dolcezza
Di cuori in pace, sotto un cielo inglese.
(trad. Tonussi)
Il soldato
Se dovessi morire, di me pensate solo questo:
esisterà un angolo in un campo straniero
che per sempre sarà Inghilterra. E là, nascosta
in quella ricca terra, una polvere più ricca ancora,
che l’Inghilterra ha partorito, plasmato, reso
cosciente, dandole fiori da amare, vie per vagare;
un corpo inglese che ha respirato aria inglese,
lavato dai fiumi, benedetto da soli familiari.
E pensate: questo cuore, di ogni male spogliato,
– un pulsare nella mente eterna – restituirà
altrove i pensieri che l’Inghilterra in lui infuse,
paesaggi e suoni, sogni lieti come le sue giornate,
risate apprese dagli amici, e dolce cordialità
dentro cuori in pace su cui si stese un cielo inglese.
(trad. Fazio)
BIO
Rupert Brooke, nato a Rugby nel 1887 è l’astro della sua generazione: brillante sportivo, studioso che concorre alla riscoperta di Donne, Webster e gli elisabettiani, i cui saggi lo rendono Fellow del King’s College a Cambridge. Personalità affascinante, sognatore che scrive versi in giardino e vegetariano ante litteram, attrae a Grantchester, il villaggio fuori Cambridge dove vive, amici e artisti: Virginia Woolf, Forster, Lytton Strachey, Maynard Keynes, Duncan Grant e altri. Ammirato da Pound e Henry James, Eliot e Fitzgerald, è il poeta della transience, la bellezza che presto svanisce, l’amico generoso che lascia la propria eredità letteraria ai poeti Gibson, Abercrombie e de la Mare, perché possano scrivere senza assilli pratici. Oltre i “sonetti di guerra” che gli danno fama di war poet quasi suo malgrado, Rupert Brooke pubblica in vita una sola raccolta, Poems 1911, che rivela agli inglesi un Marvell minore e una poesia colma d’ironia, levità ed eccezionale maestria tecnica. La seconda raccolta, Poems 1914, esce postuma: il poeta muore infatti andando ai Dardanelli nell’aprile 1915, ed è sepolto a Sciro nell’Egeo dai compagni soldati, destinati a morire poco dopo di lui.









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