Daniele Bellomi | un cerchio, un quadrato | Anteprima editoriale

a cura di

Luigi Riccio

4–6 minuti

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Un dato certamente interessante della linea editoriale di Prufrock Spa – e che difatti è emerso chiaramente durante la presentazione di Parabola di Fera Inferi alla nostra Inverso InFesta 2025 – è la capacità di intendere le forme libro materialmente come spazio lirico, e cioè di lotta e contrattazione anche fisica dell’identità. Riprendendo una definizione utilizzata da Giovanni Raboni per i Quattordici sonetti di Patrizia Valduga (autrice che del resto fa proprio del duello materiale tra Io e Tu la sua cifra costitutiva), sono insomma il «luogo deputato ad un rischio personale e magari mortale di un accanito corpo a corpo con i fermenti e i fantasmi della propria immaginazione».

Corpo a corpo e identità, quindi. Non è allora un caso che la scelta di un cerchio, un quadrato di Daniele Bellomi, in uscita a ottobre e di cui riportiamo due testi in anteprima editoriale, prenda la decisone di parlare di tutto questo attraverso il wrestling, e cioè la forma più fisica e story-driven (ma quindi anche character-driven) di coreografia, di ingegneria dei corpi. E davvero di ingegneria, ma inflitta, si tratta: in una sorta di spettralità di Prufrock Spa, se in Federico Ghillino il punto era la scelta consapevole di un personaggio come Fera di «volere uccidere» e dunque conformare – con letterale body building – il suo corpo a questo volere («Fera lo sente, finalmente succede, / una fiala si spacca, un unguento / si riversa. […] / La fibra si rassoda. / Fera assume forma e sostanza militari. / I muscoli le donano nuova estensione / e la dilatano come un oggetto che implode»), e in Imperatrice Bruno il self-fashoning tematizzato di un personaggio-autrice, qui la postura sembra molto più registica (quando non voyeuristica, ma del resto è il porno l’altro campo che include un senso simile della coreografia). Si impone – e col linguaggio più assertivo possibile, quello della legge geometrica, che se disposizione delle forme nello spazio non è poi tanto diversa dall’organizzazione macrotestuale dei testi, di nuovo à la Balestrini – a corpi altri una forma, una consequenzialità, per una gamma di ragioni che vanno dall’intrattenimento alla manifestazione di un’agency altrimenti castrata. Ma, allora, un dettaglio che chiude il cerchio di queste righe sui temi centrati da Bellomi e sull’immaginario della collana: chi la casa editrice la dirige. Si tratta della stessa persona che, un po’ di tempo fa, proprio alle inquadrature delle camgirl, e alle pretese sulle loro azioni, dedicava un libro.





Da un cerchio, un quadrato (Prufrock Spa, 2025).


0. Se ci mettiamo a osservare una scena al livello del tappeto, mentre oscilla, negli strati espansi di schiuma, appena sopra ai tavolati di gomma, alle lastre di compensato, vediamo una serie di gesti dispiegarsi davanti agli occhi: il pavimento che si incurva sotto un peso accelerato, la flessione di una gamba, una caduta repentina che si produce in un tonfo.

Ha senso solo quando dallo sfondo qualcuno si rialza, e ricomincia.

Consideriamo l’osservazione riuscita solo nel momento in cui ci accorgiamo dei piedi che calcano lo scenario: avviano brevi tragitti, scalini, passano sotto la prima, sopra la seconda o la terza corda, si muovono in accenni, scatti rapidi, si legano nei colpi, uniti e puntati, con le suole e le tomaie a cogliere nel segno, a battere le teste, accompagnare la tensione delle braccia al termine di un movimento. Le gambe affondano, disegnano archi rapidi, a mina di compasso, e passano, vanno via nella quadratura del cerchio, in circolarità elementare. Ce ne siamo resi conto.

Credere significa soltanto capire come guardare al meglio questa scena.



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XVIII. Pesantemente respira, dopo lo schianto, gambe e braccia composte in modo incongruente: come un bambino addormentatosi nel letto dei genitori, comodo, in quieta vigilanza, con le mani socchiuse.

Diamo un’occhiata alle skin WinAmp dei wresteler: qualsiasi cosa ci distrae da quello che stiamo vedendo, e infatti abbiamo perso lo spot, l’inatteso della manovra, torniamo indietro sul Media Player, le patatine sul tavolo, vicine alla tastiera, la carta argentata che si riestende al calore del case di un pc tower, e scricchiola, s’increspa, vicino alla raggiera delle ditate sul rivestimento trasparente della scrivania. Non ha eseguito il balzo nel modo in cui era solito, dicevamo, o quantomeno come da manuale: forse un trauma, un muscolo in fase di cedimento.

Le sfumature, noi, non le vediamo: siamo dentro la cella, nei contorni delle telecamere a bordo ring, di fianco a noi la sedia che si trova sotto la grata, partecipe del rimbalzo brevissimo a colpire il viso, la bocca.

Nel cranio, che commuove, tutto l’urto della materia grigia.



Daniele Bellomi (1988) è nato a Monza. In volume ha pubblicato: ariadne (libretto per monodramma-installazione di Maurizio Azzan), Edizioni Suvini Zerboni, 2021; divided by zero, Edizioni Prufrock spa, 2018; sequenze arbitrarie, 89Plus/LUMA Foundation, 2017; dove mente il fiume, Edizioni Prufrock spa, 2015; ripartizione della volta, Cierre Grafica/Anterem Edizioni, 2013.

Suoi lavori sono apparsi sulle riviste «il verri», «Trivio», «L’Ulisse»: altri, invece, sono inclusi nelle antologie CONTINUO, [dia•foria, 2023; Poesie italiane 2018, Elliot Edizioni, 2018; La parola informe, Marco Saya Edizioni, 2018; Totilogia, Edizioni Cinquemarzo, 2014; Parabo(lich)e dell’ultimo giorno, Dot.com Press, 2013; EX.IT_materiali fuori contesto, TLC, 2013. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in inglese (Black Sun Lit Press, New York, 2015) e in spagnolo (Editorial Circo Literario, Città del Messico, 2019). Vincitore dei premi Opera Prima 2012, Lorenzo Montano 2015 e 2024 (sezioni “raccolta edita” e “poesia singola”) Poesia di Strada 2023 e Facebook Poetry Lab 2025, cura il sito web BLUNDER.online.



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