Cinque poesie da Regie senza films, l’ultimo libro di poesia di Luigi Socci, uscito per Elliot nel fatidico 2020.
Spostamenti #189
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Autofiction
La gente è perfettibile.
La gente è migliorabile.
La gente non è male.
La gente cammina in modo innaturale.
Sembra mettere un piede
davanti all’altro meccanicamente
senza un vero movente.
La gente si muove con troppe movenze.
(gli è stato detto ma non gli è chiaro
non gli entra in testa che è un documentario)
La gente non sa stare al suo posto
perché ha un certo talento non richiesto.
La gente guarda in macchina
oppure non ci guarda non guardandoci
con fare quasi sospetto:
tergiversa gironzola fa la gnorri fischietta
si gratta si scrocchia una falangetta
dietro la schiena intreccia le mani
nella classica posa della vecchiaia
(una posa da intenta a qualcosa)
finge interesse per una qualunque
cosa modestamente interessante
fa finta di fare finta
di niente, fa l’indifferente.
La gente se la guardi fa una faccia
da passante di lì per caso.
Da gente scambiata per altre persone.
Si indica stupendosi del fatto
di come mai ci si rivolga a lei
proprio a lei che passava di lì per caso.
La gente se la guardi nella faccia
la gente fa buon viso.
La gente se la guardi fa una faccia.
*
Ci sono certi bui
che non ricordi gli occhi
se sono o no aperti
bui cosiddetti pesti
tra i cui contorni incerti
vedi o credi di farlo
ignaro se quel nero sia il primario
colore delle tenebre
o il retro delle palpebre.
*
Sei rimasto seduto
dove stavi seduto da prima
senza il cappello per tenere il posto
che comunque nessuno vuole.
Ti attieni ai fatti.
Te li tieni stretti.
Guardi sembrare immobile
l’acqua dei rubinetti.
Prevenzioni del tempo
Cammini contromano per le strade
come su un nastro trasportatore
cammina un camminatore
dalla parte sbagliata del marciapiede.
Muovi i tuoi passi stanchi fra i passanti
scorrevoli ai tuoi fianchi.
Ogni tuo buco ha un nome
ogni capello bianco la sua data
le rughe una per una una ragione
che non è la durata.
Dicono che non c’è
più religione
insistono col fatto che non c’è
mezza stagione
che non ci sono più le morte
stagioni di una volta, la presente
viva e sepolta non è imminente.
(il primo che si alza e dice che adesso si fa
come dico io
e si alzano tutti
e si fa come dicono tutti)
Qualche piovasco
qualche modesto
rovescio temporalesco
qualche mediocre perturbazione
poco mossi sia gli uni
che gli altri mari, il gelo
non ha alcuna intenzione.
Ci sono quelli che
si chiedono ostinati se non è
un tuono questo clangore
di lamiere allora che cos’è
e c’è chi fa fantocci
fantocci compatti di lane di pioppi
pallide imitazioni di pupazzi.
Precipitate dai piani alti
da tovaglie sbattute incivilmente
le briciole di pane
troppo veloci per sembrare neve
sono quello che sono
non quello che si deve.
Al riparo dai falsi freddi
dietro scafandri di piuma d’oca
simuli basse temperature:
l’autunno l’inverno eccetera
secondo una certa logica.
Piume.
Piume d’oca.
Piume sotto il primo strato di pelle.
Pelle d’oca.
Superstite di un’epoca
di ferrea disciplina semaforica
il sole passa come una cometa
e rischiara
e rioscura
gettato nella mischia di una nuova
era di rotatorie
molto meno sicura.
Senti come una testa nella testa
una testa più piccola all’interno
di una testa custodia.
Da ieri è primavera e si direbbe
una svolta epocale.
Una delle due teste ti fa male.
Non sai quale.
*
Questa famosa alba
è tutta qui
e hai messo anche la sveglia per vederla.
Modesta come fonte luminosa
gelatinosa sembra una medusa.
Io più che altro
nel mio piccolo mi difendo
da te che in fondo in fondo
provi una specie di non sai che sia.
(ti piace poter dire ho fatto l’alba
quasi come se fosse opera tua)









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