Luigi Socci | Regie senza films

a cura di

Giovanna Frene

3–4 minuti

|

,

Cinque poesie da Regie senza films, l’ultimo libro di poesia di Luigi Socci, uscito per Elliot nel fatidico 2020.



Spostamenti #189

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



Autofiction



La gente è perfettibile.

La gente è migliorabile.

La gente non è male.

La gente cammina in modo innaturale.


Sembra mettere un piede

davanti all’altro meccanicamente

senza un vero movente.


La gente si muove con troppe movenze.


(gli è stato detto ma non gli è chiaro

non gli entra in testa che è un documentario)


La gente non sa stare al suo posto

perché ha un certo talento non richiesto.


La gente guarda in macchina

oppure non ci guarda non guardandoci

con fare quasi sospetto:

tergiversa gironzola fa la gnorri fischietta

si gratta si scrocchia una falangetta

dietro la schiena intreccia le mani

nella classica posa della vecchiaia

(una posa da intenta a qualcosa)

finge interesse per una qualunque

cosa modestamente interessante

fa finta di fare finta

di niente, fa l’indifferente.


La gente se la guardi fa una faccia

da passante di lì per caso.

Da gente scambiata per altre persone.

Si indica stupendosi del fatto

di come mai ci si rivolga a lei

proprio a lei che passava di lì per caso.


La gente se la guardi nella faccia

la gente fa buon viso.


La gente se la guardi fa una faccia.



*



Ci sono certi bui

che non ricordi gli occhi

se sono o no aperti


bui cosiddetti pesti

tra i cui contorni incerti

vedi o credi di farlo


ignaro se quel nero sia il primario

colore delle tenebre

o il retro delle palpebre.



*



Sei rimasto seduto

dove stavi seduto da prima

senza il cappello per tenere il posto

che comunque nessuno vuole.


Ti attieni ai fatti.

Te li tieni stretti.

Guardi sembrare immobile

l’acqua dei rubinetti.



Prevenzioni del tempo



Cammini contromano per le strade

come su un nastro trasportatore

cammina un camminatore

dalla parte sbagliata del marciapiede.


Muovi i tuoi passi stanchi fra i passanti

scorrevoli ai tuoi fianchi.


Ogni tuo buco ha un nome

ogni capello bianco la sua data

le rughe una per una una ragione

che non è la durata.


Dicono che non c’è

più religione

insistono col fatto che non c’è

mezza stagione

che non ci sono più le morte

stagioni di una volta, la presente

viva e sepolta non è imminente.


(il primo che si alza e dice che adesso si fa

come dico io

e si alzano tutti

e si fa come dicono tutti)


Qualche piovasco

qualche modesto

rovescio temporalesco

qualche mediocre perturbazione

poco mossi sia gli uni 

che gli altri mari, il gelo

non ha alcuna intenzione.


Ci sono quelli che

si chiedono ostinati se non è

un tuono questo clangore

di lamiere allora che cos’è

e c’è chi fa fantocci

fantocci compatti di lane di pioppi

pallide imitazioni di pupazzi.


Precipitate dai piani alti

da tovaglie sbattute incivilmente

le briciole di pane

troppo veloci per sembrare neve

sono quello che sono

non quello che si deve.


Al riparo dai falsi freddi

dietro scafandri di piuma d’oca

simuli basse temperature:

l’autunno l’inverno eccetera

secondo una certa logica.

Piume.

Piume d’oca.


Piume sotto il primo strato di pelle.

Pelle d’oca.


Superstite di un’epoca

di ferrea disciplina semaforica

il sole passa come una cometa

e rischiara

e rioscura

gettato nella mischia di una nuova

era di rotatorie

molto meno sicura.


Senti come una testa nella testa

una testa più piccola all’interno

di una testa custodia.


Da ieri è primavera e si direbbe

una svolta epocale.

Una delle due teste ti fa male.

Non sai quale.



*



Questa famosa alba

è tutta qui

e hai messo anche la sveglia per vederla.


Modesta come fonte luminosa

gelatinosa sembra una medusa.


Io più che altro

nel mio piccolo mi difendo

da te che in fondo in fondo

provi una specie di non sai che sia.


(ti piace poter dire ho fatto l’alba

quasi come se fosse opera tua)



Risposta

  1. Avatar mariannapuntog

    Hanno ritmo, ironia e quella lucidità disincantata che colpisce senza bisogno di urlare. C’è uno sguardo acuto sulle piccole assurdità del quotidiano.Belle davvero.

Rispondi

Scopri di più da Inverso - Giornale di poesia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere