Francesco Deotto | finestre

a cura di

Giovanna Frene

7–10 minuti

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Cinque testi poetici di Francesco Deotto dal suo recentissimo libro Finestre, con fotografie dell’autore (Industria&Letteratura 2025).


Spostamenti #190

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole


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20 giugno 2021

Parlare di una “finestra sul mondo”, in casi simili, è probabilmente un po’ retorico ma, tutto sommato, potrebbe non essere del tutto fuori luogo. A condizione di intendersi sui termini. Non nel senso wittgensteiniano, quello di quel mondo i cui limiti sono i limiti del nostro linguaggio. Piuttosto, nel senso di quella specie di mondo “comune” (non esattamente husserliano) che è così spesso al centro della nostra vita di ogni giorno (lo small talk, i trending topics, ecc.). Oppure, nel senso di quel mondo “esterno” (non esattamente kantiano) che può talvolta permetterci un’evasione, per quanto effimera, da ciò che più ci inquieta, talvolta dagli altri (prossimi o lontani), talvolta da noi stessi. In questo caso specifico, la “finestra” in questione misura verosimilmente una ventina di pollici e si trova piuttosto in alto, ben in vista, al centro di una delle due pareti lunghe di una stanza di passaggio. Sembra sia sintonizzata stabilmente su Raiuno.

Ancora al Santa Maria degli Angeli di Pordenone, ma per la prima volta al Pronto soccorso. Ci siamo arrivati dopo una nuova crisi di “assenza” o di “rallentamento”. È avvenuta nel tardo pomeriggio, mentre io ero uscito per un paio d’ore. Se ne è accorta mia zia e verso le 20 siamo partiti tutti e tre per Pordenone, pronti alla possibilità di un nuovo ricovero. Conformemente alle norme di distanziamento, solo una persona può aspettare nella sala d’attesa, così mia zia attende in un’altra area dell’ospedale. Mia madre è un codice giallo ma entra quasi subito, restando dentro fino a mezzanotte circa, quando viene dimessa. Le è stata fatta una nuova TAC che ha confermato il quadro precedente. Viene aumentato il dosaggio di alcuni farmaci volti a prevenire nuovi episodi epilettici. Dal verbale: «Accertamenti eseguiti e consulenze richieste: Visita neurologica; Emogasanalisi sangue misto venoso; Visita pronto soccorso; TC capo (e/o encefalo, cranio, sella turcica, orbite); POCT Emogas analisi venosa sistemica».



30 giugno 2021

Di fronte alla “finestra sul mondo” della volta scorsa, un’altra finestra sui generis, su un altro mondo sui generis. Questa è parte di un parallelepipedo alto più di due metri, dallo scheletro e dalla scocca in alluminio, contenente monoporzioni di cibo e di bevande, accessibili dietro un corrispettivo economico in moneta o per il tramite di una scheda prepagata. La dotazione disponibile è piuttosto standard: acqua (naturale o frizzante), thè, succhi di frutta, bibite zuccherate, barrette energetiche, qualcosa di salato, merendine varie. Anche i prezzi sono quelli che si trovano un po’ dappertutto, dalle scuole, alle stazioni, ai centri commerciali.

Di nuovo al Pronto soccorso di Pordenone, dopo che negli ultimi giorni è apparsa sempre più stanca e rallentata, con crescenti difficoltà anche linguistiche nell’esprimersi. Oggi, nel primo pomeriggio, ha avuto un nuovo episodio di assenza, in seguito al quale ha a lungo faticato ad alzarsi dal letto. Viene a vederla anche suo cognato, mio zio, medico generico in pensione. Telefoniamo al reparto di neurologia e l’indicazione è di tornare al Pronto soccorso, dove si potrà valutare meglio. Di nuovo codice giallo. Di nuovo una TAC, che è quasi identica alla precedente. Viene aumentato il dosaggio di alcuni farmaci per prevenire nuove crisi epilettiche. Ci viene detto che è stato contattato il reparto di neurochirurgia di Udine, che però ha risposto che si tratta di una paziente nota, non urgente e che loro sono pieni. Da Udine consigliano di aggiungere alla terapia in atto un farmaco assumibile solo in contesto ospedaliero. Ci viene detto che se da Udine avessero indicato una data prossima per l’operazione, sarebbe stato possibile ricoverarla per qualche giorno a Pordenone, ma che così non possono che dimetterla.

Prima di tornare a casa, un medico, con cui prima non avevo mai parlato, mi dice qualcosa del tipo (o forse l’ho sognato?): «Mi ascolti bene. È qualcosa che non le sto dicendo e che negherò di averle detto, ma… se fosse mia madre, la prossima volta la porterei direttamente a Udine, al Pronto soccorso di Udine. E non aspetterei neanche un’ulteriore crisi. Ci andrei dicendo semplicemente che “sembra” peggiorata. Voglio vedere se, anche dopo averla vista, hanno ancora il coraggio di mandarla di nuovo a casa. Almeno fisseranno una data per l’operazione».

Dal verbale: «Accertamenti eseguiti e consulenze richieste: TC capo (e/o encefalo, cranio, sella turcica, orbite); Emocromo senza formula leucocitaria sangue; Proteina C reattiva PCR quantitativa sangue; Alanina aminotransferasi ALT GPT sangue; Tempo di tromboplastina parziale attivata APTT sangue; Sodio sangue; Creatinina sangue; Potassio sangue; Bilirubina totale reflex sangue; Tempo di protrombina; TP TQ Quick sangue; Glucosio sangue; POCT Antigeni SARS-CoV-2 (COVID-19) rilevazione automatica materiali biologici; Visita neurologica; Visita pronto soccorso; Elettrocardiogramma (ECG); Prelievo sangue venoso; Elettrocardiogramma (ECG); Prelievo sangue venoso; Teleconsulto; Teleconsulto».



15 luglio 2021

Un insieme di finestre (meglio, di finestrini) attrezzato per il movimento, motorizzato e a benzina, come ce ne sono milioni in Italia. Questo in particolare non è solito intraprendere grandi spostamenti. Spesso è lasciato a lungo fermo nella sua stanza, e anche oggi in fondo non ha in programma, tra andata e ritorno, che un centinaio di kilometri. Il ritorno avviene secondo il percorso abituale, attraversando i capannoni e le piccole fabbriche della S.S. 13 Pontebbana, oggi piuttosto scorrevole. L’andata, invece, è un po’ diversa, tra i campi di Gradisca, Sedegliano, Pantianicco, Blessano, Colloredo. Fidandoci di Google Maps, con la speranza di trovare meno traffico. Per lunghi tratti, a parte un paio di trattori, sulla strada davvero non c’è quasi nessuno.

Sempre con mia zia, arrivo in neurochirurgia verso le 7.30. È la prima volta che possiamo entrare in reparto. Il neurochirurgo è gentile, ma comprensibilmente mette soprattutto le mani avanti. Ci fa entrare in sala riunioni il tempo di qualche parola e di leggere e firmare il modulo di “non opposizione”. La situazione è difficile. Il meningioma è molto vicino al nervo ottico e alla carotide. Sarebbe già bene se si riuscisse a rimuoverlo senza ulteriori peggioramenti. Impossibile fare previsioni su come reagirà. Soprattutto nei primi giorni la possibilità di una reazione negativa è alta. In ogni caso dopo l’intervento rimarrà sedata a lungo. Non c’è motivo di aspettare a Udine.

Alle 7.55 ci passa davanti sul suo letto mobile, verso il blocco operatorio. Non parla, ma sembra cosciente di quello che succede. Saluta e un po’ sorride con gli occhi. Ripartiamo per San Vito.

Alle 15.20 arriva la chiamata del chirurgo: l’intervento è andato «bene, molto bene». Bisogna ancora essere prudenti, con lei che è ancora sotto anestesia generale e forse lo resterà fino a domani, ma è andata «bene, molto bene».



3 settembre 2021

Due finestre quasi identiche: la stessa età, la stessa forma, gli stessi materiali, ognuna al centro della propria parete. Nella stessa stanza, una di fronte all’altra.

Una però è dotata di inferiate, mentre l’altra ne è sprovvista. Quest’ultima si affaccia sul lato più curato del giardino, quello con le rose, le ortensie e la magnolia verso cui guarda anche l’ingresso della casa. Vicino a questa finestra, stando alla nuova disposizione della stanza, ci saranno un divano e due poltrone. L’altra, quella con le inferiate e vicino alla quale verrà posto il nuovo letto, dà invece sul retro del giardino, che, seppur di fatto quasi sempre privo di qualcuno che lo guardi, è a sua volta animato da diverse piante: oltre che da delle rose e da delle ortensie, anche da del rosmarino e da della lavanda.

Sono arrivati gli ausili: la sedia a rotelle, la sedia doccia, il letto ortopedico accompagnato da un sollevatore, un deambulatore. Tutti, o quasi: nel senso che, non essendo risultato subito disponibile il letto elettrico ordinato, ne hanno intanto portato uno più tradizionale, con la testa e le gambe che si possono alzare e abbassare tramite delle manovelle.

Intanto sembra molto migliorata nei movimenti. Soprattutto, quando è già in piedi, riesce a spostarsi da sola col deambulatore. Resta difficoltoso il passaggio dalla posizione seduta a quella eretta. Non ha però bisogno del sollevatore. Basta aiutarla con una leggera spinta e starle vicino.



16 settembre 2021

A Pordenonelegge, in un auditorium curiosamente pieno di oblò, viene presentato uno studio imponente («allo stesso tempo centripeto e centrifugo») su uno dei più importanti poeti europei contemporanei, di cui quest’anno si ricorda il centenario della nascita e il decennale della morte. Oltre al suo autore, interviene un professore e poeta accompagnato da un cane di nome Tito, capace, quando serve, pur essendo perfettamente a suo agio sul palco, anche di fare un passo di lato, per lasciare lo spazio agli altri e ascoltarli con discrezione, senza fiatare.

«Quella della “veduta” dalla “finestra” (sulla quale si conclude la prosa più antica di Sull’Altopiano, Mercato distante: M 950) è isotopia che percorre tutta l’opera di Zanzotto (dalle “cieche gallerie delle finestre” di Atollo, in Dietro il paesaggio, M 59, P 25, alla “finestra che dà sui monti e sul / guarire sempiterno” di Elleboro: o che mai? in Conglomerati, P 1082, passando per la “finestrina”-“oblò” di Misteri della pedagogia in Pasque, M 386, P 352 e la “finestra cèa” di Mistieròi in Idioma, M 783, P 749; e si pensi a un episodio-chiave di IX Ecloghe come Per la finestra nuova, M 212, P 178)» (da Zanzotto. Il canto nella terra, pp. 351-352, nota 132)


Qualche minuto dopo mezzogiorno, appena conclusa la presentazione, non sono ancora uscito dall’auditorium quando arriva la chiamata dal reparto di riabilitazione di Pordenone: si è liberato un posto per mia madre. Ora basta che faccia un nuovo tampone, nelle 24 ore che precedono il suo ingresso, poi il 22 può entrare.



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