Cinque poesie dall’ultimo libro di Elio Tavilla, La disisperanza (Interno Poesia 2025).
Spostamenti #191
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
*
e infine il loto maturo
intravisto oltre una varco di finestra
quasi fosse una fine del mondo
annunciata e contraddetta, i filari
delle viti aggrappate alla terra
un pezzo di creatura inerme
preparata con cura
giganteggia dentro l’interiore
visione di miracoli, uno
su tutti: la mano che afferra
e lascia
trasparire la
disisperanza
*
non una era vissuta in letizia
certe erano state folgorate sotto
un cielo plumbeo d’aprile, nessuna
era più desiderabile per questo
nessuno le aveva amate più
di allora. Un nucleo di ansia
bucava l’area della onni-
presente ragione occidentale
per quanto amata fosse in vita
si lasciò alle spalle il muro
inconciliabile terrestre e quasi
quasi si toccarono le bocche
*
annichilito, un bastone in mano
le foglie arrotolate nel vestito
scarno, un ultimo
saluto e poi la scorza
rivela l’ora dura, l’aspra
idolatrata e miserabile
materia, estranea che avrebbe
potuto anche esistere volesse
il cielo, un assillo che invece
di nutrirsi di amarezze entra
come a casa e vede
che è deserta
*
sono l’uomo in meno, creo conflitti
tendo trappole celesti e poi le sfascio
sotto uno strato umido di muschio
mi nascondo, mi faccio compagnia
con le canzoni che mormoro a memoria
faccio piano, c’è la città che dorme
*
le beccacce fanno il verso di chiamare ad adunata
le vibratili particole di nebbia, un nesso
di primaria geotermia con il pianeta
ora scema la muraglia
di vapore estremo, vedo quello che pareva
mimesi profetica e invece di un nonnulla
scarta verso la sassaia, cieca
si fa viva ed è particola esistente
di nostra consunzione









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