È morta oggi a Venezia la poetessa e saggista Anna Toscano. Noi di “Inverso” le dedichiamo questo spazio. Ti sia lieve la terra, cara Anna.
fotografia di Mara Zamuner
Spostamenti #192
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
*
tavolo di marmo chiaro
deboli zampe di legno
briciole sparse sul piano
un piatto color aragosta
posate spaiate
Iberia, altre Varig o Sabena
tovagliolo grande di carta blu
gocciolio in lontananza
nel lavandino rigato di tè
il frigo è deserto
lo stomaco è vuoto
il forno non funzionerebbe
le mie mani sulle ginocchia
è all’ora dei pasti
che sento il tuo non esserci
la tua assenza mi nutre
sono sazia come non mai
la dieta ringrazia
io felice con lei
ché non mi calza
la tragedia
Da: All’ora dei pasti (Lietocolle, 2007)
*
Quante volte ho pranzato
con la morte stesa sul tavolo
faceva cadere la forchetta a mio padre
rovesciava l’acqua a mia madre,
non ci guardavamo
sapendoli suoi segnali
non la guardavamo
ma il suo alito ci toccava.
*
Talvolta immagino come sarà per me
immagino di scendere dal letto
infilare le pantofole e
mentre vado al buio
nell’altra stanza
per prendere gli occhiali
una sagoma di luce tenue
l’immagine di mia madre
che mi avvolge.
Ed è finita lì.
Oppure mentre vado al lavoro
salendo un ponte volti
fermi che mi guardano
gradino dopo gradino
volto dopo volto
rallento
scendo il ponte
e lungo la calle
ai lati file di persone che
mi sorridono con tratti noti
occhi bocche nasi ciglia
come uscissero da cornici su mensole
inizio a capire ed ecco
dal fondo avanzare mia nonna
mio nonno mio padre la Maria
mia madre che si stacca dagli altri
per venire verso me
io torno quattrenne e con
le mie scarpette con gli occhi
le corro incontro
lei mi solleva in braccio e
tutto ricomincia, finalmente
tutto diversamente.
O non sarà così,
sarà un attimo e poi niente.
Da: Al buffet con la morte (La Vita Felice, 2018)
Attraversamenti
Nel volo per Madrid
la mia vicina di posto
va al funerale del padre,
in treno il mio dirimpettaio
a quello del fratello.
Arrivano, si siedono
si addormentano pesantemente
poi aprono gli occhi
increduli sulla vita
e in pochi istanti
cedono alle lacrime.
Così è quel risvegliarsi
senza ancora contatto
col mondo dei ricordi,
la grazia prima dello spavento.
E ora basta
Dimenticatemi muri stanchi, pure tu carta da
parati rosso damascato, bianco ingiallito,
nero con ortensie, scordate i miei giorni
tristi, scordate le urla
continue, perdete i passi incerti.
Non tenetemi come una impronta di
orologio o di una cornice, la mia
sagoma liberatela dal prezzo del
tutto: ridatemi il mio contorno al netto
di anni con molta luce e nessun orizzonte.
Anche l’odore di igienizzante, medicine, urina
– l’odore insomma acre di chi cerca la
soglia – lo avete lasciato andare
lasciate andare anche me mentre mi volto
e sorrido alle due ombre ricurve
aggrappate al corrimano.
Dimenticatemi muri stanchi.
Da: Cartografie (Pordenonelegge Gialla-Samuele Editore 2024)
___









Rispondi