Quando, qualche mese fa, è stata annunciata l’uscita di Testamento di Adele Bardazzi per Industria & letteratura, la mia preoccupazione è stata innanzitutto una. Visti i temi che si proponevano, interrogarmi su di una possibile compatibilità (e in che misura, poi?) tra questo libro e la mia personale ricerca su ciò che potrei chiamare con qualche estrema semplificazione – ma chi segue anche disordinatamente questa serie di notarelle ne avrà colto the gist of it – assertività riflessa o propriamente lirica. Un’assertività, cioè, non rivolta a chi legge e a cui si spiega la realtà, di cui si pre-programmano le reazioni (cito qui Giovenale), ma a un oggetto terzo, non modificabile, comunque al di fuori dalla portata del pubblico. Se per l’esordio di Cristina Simoncini citavamo l’immagine di Frye, secondo il quale l* poet* di tipo lirico parla dando le spalle, qui potremmo proseguire con la logica conseguenza: parla anche avendo (meglio: parla spesso e volentieri di) qualcosa di fronte, e che laddiètro non si vede neanche tanto bene, né, appunto, si tocca. Quindi, se il resoconto finale di questa operazione è la forma-libro, la questione diventa il ricostruire l’oggetto, con una ricezione etica abbastanza forte da comprendere i meccanismi produttivi che l’hanno portato fino a quello stato lì, magari perché tematizzati o esplicitamente esibiti, e a filtrarli. È lo “sforzo cognitivo” che richiede gran parte della produzione di Alessandro Broggi, per esempio, e più in generale la definizione che darei di una poesia di ricerca relativa non soltanto a più o meno riconoscibili espedienti formali.
È, ovviamente, anche quanto avviene ex post con la lettura di un testamento, compreso questo qui davanti. Anche perché «Death holds a great value to the things left behind her, regardless of what the person who made them envisioned them to be». Ma il punto è un altro. La particolare natura di Testamento come “found book [about something else, aggiungerei]” (vuoi per i suoi cut-up linguistico-archivistici, vuoi per i suoi paratesti, ringraziamenti inclusi) è davvero soltanto l’espediente formale più evidente. Soprattutto, e per le questioni di cui sopra: non comporta necessariamente la rinuncia a una qualche riconoscibilità del lirico, e il gioco allora si raddoppia. Senz’altro chi legge è messo, e chiaramente, sulle tracce della ricostruzione di un oggetto – il libro scorporato da sé, ma soprattutto l’Untitled di Basquiat che molto regge -, ma, contemporaneamente (e qui ritorna il discorso simonciniano), la cosa è posta sui binari paralleli della ricostruzione di un soggetto ulteriore: lo stesso che si vede dire qualcosa dell’oggetto (ma sarà, quello, lo stesso?), senza però contesto; il soggetto di una storia non per forza soggettiva ma almeno anche soggettiva, in un cut-up che non è più quello dei soli materiali, ma anche dei vettori. Non è per nulla detto che ricostruire la storia di chi dice Io ci dica, a sua volta, qualcosa di più su ciò di cui parla il libro. Ma, forse, il libro parla proprio del dirci qualcosa di più. Sicuramente, se «studiosi ed esperti dell’opera di Adele Bardazzi stanno lavorando incessantemente al fine di portare chiarezza», dovranno anche tenere conto del fatto che lei stessa, ne I nomi di Emanuele (ArcipelagoItaca, 2023) diceva che «così per adesso, / ti racconterò / un’altra storia / (ne ho molte, / non mie, anche / se ci sarà io)».
da Testamento. Untitled (Industria & letteratura, 2025)
L’ultimo testamento
doveva essere
precedente
imperfetto
– per questo pure ti penso
Per te, farei tutto
pure rovinare questo prato
e renderlo tutto presente
+ + +
L’Irish Poetry Centre o è
Irish Centre for Poetry Studies
condivide la notizia di valore:
Unpublished Ted Hughes poems
about lover Assia Wevill to be sold.
Da te, il nome nel testamento,
se importa a qualcuno un foglio
firmato chissà dove, quando
secondo la legge
sarà due volte tanto un Basquiat
trattandosi di morte al quadrato,
amore e morte, come piace a teatro?
+ + +
Dublino 8
Negli annunci molte luci
animano l’otto di questa città
non diffusa come altre che ho amato.
Rimane lontano. Così cerco casa,
con sala verso il sole,
ampia vasca rettangolare
dove mi lavi le mani,
e camera per l’ospite.
Esiste per rimanere vuota.
Senza rappresentare, continua
a esistere senza di noi.
+ + +
Dublino 1
Una croce verde fa le giravolte
si nasconde per poi sorprendere
sospesa sopra la Dowlings Pharmacy
di una strada senza nome.
Ne ho una foto come testimone.
Mi mostra la mia bassa temperatura
ma non c’è ora.
Spero spero ma c’è un pero
in fiore che non permette
al corpo di tracollare.
Il corpo mi lascerà
in pace. Ancora
non succede.
+ + +
Dublin’s Outskirts
Ritrovo questo corpo
senza sospetto.
Ne riconosco: mento,
sguardo in basso, tutta la testa.
Una foto di Ferdinando Scianna
scattata a Napoli, è il 1997,
il corpo è condiviso 433 volte
commentato 96. Ci sono anche
3.7 K di arance. La donna immobile
fa finta di non vederle, le arriveranno
dritte in viso appena la realtà che tiene
dentro al cappotto semiaperto
si spalancherà in un futuro
che avviene. Questo è il suono dell’arancia,
se lo senti.
+ + +
Al mondo nessuno si è mai suicidato.
Questo non l’ho detto io, ma Evgenij Evtušenko.
La Russia non c’entra nulla
come nemmeno le storie di questa gente
che si manifesta attraverso un segno preciso, sudato
e poi perso nella distanza del suo immaginato
significato.
He lived at a little distance
from his body, regarding his own story
with doubtful side-glances.
He had an odd habit
which led him to compose
from time to time a short verse
about himself
containing a subject
in the third person
and a perfect verb
in the present tense.
Presentami quest’ultima ora,
prenditi tutte le altre.
+ + +
North Dublin
Is there any anger in you?
Of course there is.
What are you angry about?
[les yeux]
[Basquiat semble commencer à prend la parole]
[la bouche]
[Basquiat semble commencer à prend la parole]
[le souffle]
[le silence dirigé vers la caméra à travers les yeaux de Basquiat e la bouche muette, mais en mouvement]
[Basquiat semble commencer à prend la parole]
[Basquiat tenant le silence]
[Basquiat semble commencer à prend la parole
[Basquiat souriant de douler et de colère]
[Basquiat prend la parole]
I dont remember
[pause]
You know?
[Basquiat ci lascia con un sorriso]
[Basquiat nous donne la compréhension de la valuer que les holes et les unwords peuvent avoir dans la poésie et au-delà]
Great poets are great liars, someone told me with better words. Basquiat wants us to know when he lies. He is kind. When he lies, he moves his eyes inside the camera and comes sit next to me watching from the other side.
A testament should not miss out any detail, and does not allow Basquiat to keep on telling us his story by looking at the black hole in the camera.
In the testament that follows you can substitute anger with love, time with summer, space with Ireland. There is also anger, as Basquiat would tell us, but I also don’t remember as I always get lost in the streets of Dublin. Love and anger often hold each other’s hands, but not in this testament. Love is love and stays with love. Anger is anger and is directed from the outside to the I. The I dies at the end, as in every story. The cause of his death is an overdose of anger, not as fancy as he wished. Is it an indirect suicide in the language of the Law? The people who caused his death will now cry, say good words about him, call themselves his friends and colleagues from Dublin.
+ + +
Daddy
Daddy, I know everything before you
L’ha detto una bambina
di appena cinque anni
capelli biondi legati in una coda
occhi non a mandorla e non troppo alta
attraversata da un evento congelato a campo dei fiori
dopo essere stata in un prato non tanto diverso
di more violette e, attenzione, non melograno
Questa è la verità
detta per strada una mattina
prima che la serie televisiva
riprenda con carta velina
la bambina dalla vagina
troppo larga
– è solo la prima
Adele Bardazzi (Firenze, 1991) vive a Utrecht, dove insegna Letteratura italiana e comparata all’Università. Ha pubblicato la raccolta I nomi di Emanuele (Arcipelago Itaca, 2023). Suoi testi sono apparsi in riviste e antologie («Nuovi Argomenti», «Formavera», «Inverso», St Anne’s Review, Poeti nati negli anni ’80 e ’90 a cura di Giulia Martini, Sesto repertorio di poesia italiana contemporanea). Ha tradotto OBIT di Victoria Chang (Interno Poesia, 2024) e alcune poesie di Cristina Campo (The High Window, 2021).









Rispondi