Cinque poesie tratte da Solo le bestie di Giammarco Di Biase, prefazione di Davide Grittani (Marco Saya Edizioni, 2025).
Spostamenti #197
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
*
L’amore è un cane.
Ho sbagliato tutto. La sommità
cioè come si può guardare una bestia
quel cane ingordo, la stirpe delle bocche aperte
che tira la luna nella catena.
Sono stato un credente, perché ho fiducia
di essere di razza nella stella lapidata.
Il padrone mi abbevera su un presagio la
mia lingua in ginocchio che non sa.
Invece apro l’alto verso le labbra
non avendo più fame, senza amore smaltire
la candela servita dal piatto nel boccone.
L’amore è questa fissità che chi è nel male
spaccia per servitù. Chi è nel bene
per misericordia.
*
La vittima sul soffitto ha il sangue intero
mentre il giorno gli asciuga la bocca
e dice una mano come vocale il suo petto
il grido lo sforzo che esistono gli altri
è la lezione della sete se lascia separati
abisso e lingua su una bilancia
per l’equilibrio dei denti. È tempo di aprire
di respirare l’infarto, di svegliare il cielo
per eccesso negli occhi.
*
L’uomo si apre negli specchi. È ora
di devastare l’albero macchiato di
vene, di liberare il diadema
che vede le rose mischiarsi. L’angelo
ha bisogno di mari enciclopedici
per restare in vita tra spade
di isole. Chiamare i giorni le ore
parlate, possedere una mano
che in futuro non hai. Tu come lui
hai bisogno di un’aura fissa nel petto.
*
E dire che il mondo ti ha chiesto di essere
rotondo per avere due mani. Una parità
che se adesso scommetti saprà aderire ai vulcani
all’acqua che tocchi con lo sguardo; ti hanno
trovato morto in un campo dove vorticano zagare
di metadone, succo d’arancia che ora ti apre
gli occhi agrumati come il buon vento che passa.
*
Basta dire parchi e immaginare uccelli
che lasciano libera una parola dal libro
dischiuso come una lacca invisibile quando
gli stormi migrano e ti manca la parola dell’albero.
L’idea di stampare il becco della vita, una sorta di
romanticismo mentre la fabbrica di me pensa
la piega. Stupido bimbo, il libro ti ha svelato
la scorza e il tuo sangue è di colla, ora che anche
riaprire gli occhi è pensarsi possesso: quando
meno te l’aspetti ritorni in marcia e sei solo.









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