Pubblichiamo alcuni estratti dal volume di Ida Travi, Tempo, appena edito nella collana ‘Le parole della poesia’ di Vallecchi (aprile 2026).
Spostamenti #208
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
La dimenticanza
La dimenticanza agisce in poesia come una scottatura: è una follia, volevo dimenticare anche ciò che non sapevo! Cercavo una parola rovesciata rispetto alla conoscenza, qualcosa che Lewis Carroll avrebbe poggiato al di là dello specchio-libro.
Una parola rovesciata non è una parola opposta, anzi, è una parola in figura, è incarnata. Scorre nel corpo del tempo, esce una goccia di sangue se la pungi: la parola rovesciata può incarnarsi anche in un libro, anche se il libro è chiuso: si apre uno spazio a lato, e proprio lì in quello spazio laterale si apre la sua via di libertà.
Come in una piccola divinazione, come in un sortilegio il libro chiuso continua a parlarti: c’è una voce lì dentro, non si tratta solo di simboli, di segni. Non si tratta solo di immagini. Nel libro chiuso qualcuno continua a parlare nel buio. Quand’ero ragazza nei giorni di festa chiudevo il libro e me ne andavo al cinema, a volte versavo qualche lacrima.
Thráuma 1 – 1998
Ha questo passo l’animale illuminato mentre attraversa i regni
della sua natura. Sposta un sasso e trova una fonte, ogni volta
la tratta come fosse una fiamma. Dice non più io, non più vita
per me. Tu mi parla, tu mi ammaestra, perché il tuo linguaggio
è pieno di mistero.
Provate a mettere sotto gli occhi d’un bambino lo spettacolo
d’un uomo che si evolve. Oppure ponetelo di fronte al mondo come
fosse la parte oggettiva d’un sé. O uno, o due, o tre. Padre,
dove sei? Tremenda leggerezza nella stanza assegna silente
i propri castighi e fa di quel mondo il figlio di Maja.
Sono qui per parlarti
Pare un sogno infinito. Cosa resta da fare nel sogno infinito? un libro? due libri? tre libri? Forse anche tu che leggi ti sei chiesto almeno una volta: quanti libri mi servono per passare la notte?
Sono qui per parlarti e ti dico: dietro di te succede qualcosa che non avrà fine
Per favore, apri gli occhi – procedi: percorri il corridoio, fino in fondo. Parla: dì solo quello che vedi, di solo quello che senti. Guarda bene, ascolta bene, tocca: ogni astrazione è un rischio e ti metterà in pericolo.
*
quand’eri piccolo, Mur, dall’alto della tua fronte
scendevano le cavallette, salivano le cavallette
l’esercito piazzava le sue armi luccicanti
s’alzava l’asta, fitto sbucava il verde
sbucava che pareva un fiorellino
spaccava il petto che pareva un fiorellino
aiuto, aiuto – gridava il fiorellino
non posso sollevarti, no, non posso
ti prego, iddio, ridammi il raglio
ascolta la mia supplica
ridammi le istruzioni, avanti iddio
tirami fuori, da questa situazione
– su, guariscimi –
mostrami il monte, il fiume, mostrami
la strada, ti prego iddio, ti prego
accendi quel faro, illumina…









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