Pubblichiamo la sezione “Solaris” dal nuovo libro di poesia di Alessandro Baldacci, Esopianeti (La Vita Felice 2026), collana Adamàs diretta da Tommaso Di Dio, Vincenzo Frungillo, Ivan Schiavone.
Spostamenti #216
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Solaris
Kaspar cerca allo specchio i calzoni che lascia
Victor quando si sveste per tornare dagli ufo
e provare con loro a sognare Solaris,
proprio mentre Euridice lo rimette sott’acqua.
*
Proprio mentre Euridice lo rimette sott’acqua,
Victor cerca Solaris nei pensieri di Kaspar
e nasconde negli occhi tutti gli esopianeti
per contarli da solo sino a perdere il filo.
*
Mentre sogna Solaris si ricorda di Kaspar
e per questo lo porta dentro sé, quando Victor
vuole chiudere gli occhi e concedersi a tutti
quanti gli esopianeti che lo chiamano in coro.
*
Ecco, vedi Solaris nel bicchiere di carta,
mentre Victor e Kaspar non riprendono fiato,
ma ripetono i nomi con cui gli ufo, nel cielo,
battezzavano tutti quanti gli esopianeti.
*
«Ma che belli i bambini la sera quando sognano insieme Solaris»,
scrive Victor nel mentre cammina con gli alieni, lasciando cadere
ogni quattro secondi sul viale un dentino da latte di Kaspar,
per incidere poi nella roccia tutti i nomi degli esopianeti.
*
Dove bussano gli esopianeti i bambini vestiti di rosso
si ripetono: «siamo la NASA», ma a Parigi qualcuno continua
a scappare davanti ai cecchini o a confondere Victor e Kaspar,
mentre gli ufo ritornano tutti quanti in fila per uno a Solaris.
*
A Solaris sapevano tutti che saremmo restati sott’acqua
per parlare con Victor almeno una volta di più, mentre Kaspar
disegnava le nuvole e il cielo ripeteva fissando la bocca
dei cecchini che questa è la festa, il regalo degli esopianeti.
*
Camminiamo cercando la faccia dei bambini sin dentro Solaris,
per poi fingere di essere Kaspar, mentre tornano gli esopianeti
o gli alieni, tenendosi stretta la parola del dio che ci lascia
con un palmo di naso e sorride quando Victor non esce dall’acqua.
*
Ma Solaris rimane per sempre sotto l’acqua, fra le navicelle
spaziali che arrivano in fretta a toccare la fronte di Kaspar
o a portare i bambini nel fosso in cui Victor respira ed aspetta
tutti gli esopianeti soltanto per rimetterli dentro la bocca.
*
Riportiamo i bambini in attesa sotto l’acqua per fare Solaris,
mentre le navicelle spaziali, nelle mani di Victor e Kaspar,
si ripetono: «siamo la bocca con cui parlano gli esopianeti
sino a sera, girando nel bosco in attesa del dio delle feci».
*
In attesa del fuoco finale tutti gli esopianeti sott’acqua
si avvicinano piano alla bocca con cui Victor ci bacia e ci lascia,
mentre corrono sopra la faccia dei bambini le mani di Kaspar,
come pesci, per chiuderci gli occhi sino a quando sparisce Solaris.









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