Imperatrice Bruno | Materia verticale

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a cura di

Nicola Barbato

3–4 minuti

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da Materia verticale (Nulla die, 2024), prefazione di Giancarlo Pontiggia, nota di lettura di Marco Sonzogni



Io devo mettere al mondo che tu sei esistito,
che solitudine è un organo ben irrorato
che fa male e ha lo stesso senso dello sbattere
le mani per l’applauso; oltre noi non ci sono testimoni
di questa noce di luce intera che morirà sinonima
di molti e mai nessuno saprà il suo nome,e il proprio nome
in funzione della cosa già viva che è nata o voleva nascere
tenendo come piatto vuoto tutta l’attesa di un’offerta
preannunciata. Esisteranno le macchie sulla ceramica
a dire che doveva e non è venuto
che il riccio c’era e non si è mai schiuso

finiremo tutti nello scivolare delle pietre
e degli dèi, ci chiederanno traccia dei nostri polmoni
e delle erosioni chimiche e chiederanno ai nostri
figli se non sanno di essere figli di un orgasmo
e una volta scesi a valle ci sarà la conta testa
per testa. Ingovernabile moltitudine. Rinascerai allora.

*

La chiromante mi ha detto di marzo,
marzo ti sarà propizio: ora sono un osso

da me i credo cresceranno forti e poi me ne servirò,
prima l’uno, poi l’altro
poi saprò vedere e non vedere,
tutti sapranno far lacrimare i chiodi.
Marzo sarà il ritorno della gente di mare,
si alzeranno i toni con Atlantide in bocca,
si chiederà dei poeti delle notti nei porti;
i poeti nascono nei porti, portano alle labbra
labbra di dolore, mani bagnate,
portano agli occhi tavole dure,
hanno la lingua bruciata.

Marzo sarà delle fanciulle rane lunghe e gialle,
mi ha detto marzo ti sarà propizio: come cani ora
col muso a terra, la nuca di chi ci è davanti come unica
cosa umana a guardare il cielo
e cielo a ricordare nella bianca tenerezza.
Marzo sarà una tiepida carezza,
stenderà spine e scapole, sarà propizio:
avremo tutti l’olio buono sulla fronte.



*

Bevi dalla bottiglia del malato e ti sorprendi
di sentire il virus accamparsi nel tuo corpo;

se hai fatto del male e ne sei stato male
c’è speranza (ancora, sei solo vivo di peccato);
fin quando puoi decidere se scendere o salire
(alla fine della vita, e ce ne vuole)
ogni astro è verticale.



*

Voglio baciare la cosa con cui ama chi io amo
che sia la lingua, lo scettro o il sonno delle cinque
di mattina e voglio che la vita primitiva della saliva proliferi
sulla pelle, che poi si asciughi, si increspi,
che sia muschio sulla guancia. Solo così vive
ciò che resta di noi oltre le generazioni e le bombe
all’uranio e la degradazione e la presenza che assorbe
il calore passeggero dei corpi ricordandoci che siamo
stelle lontane pronte ad aggirarsi senza nome,
minaccia nell’impossibile, nel nucleo contorto
delle doglie che dovranno e verranno, sì verranno,
a essere come, essere quando, la cosa continua
e risorge, essere ancora, essere stati.

*

Splende il tetto dell’ATAC.
I palazzi rosa fanno i romantici,
i vetri delle torrette rosse diteggiano
una scala in Sol minore. I cancelli blu, l’edera
folta coprono la parete come un pube:
l’ultimo senso è da sempre l’unico
per un treno di periferia.

L’uomo che ne scende non riconosce il cielo
oltre il silos di undici metri e mezzo,
oltre il silos di undici metri e mezzo
c’è una licenza edilizia accartocciata.
Undici metri e mezzo il prezzo della sua anima;
il bulbo è fisso nel cranio
il secolo è unilaterale.
Non c’è altro, non c’è un altro. Mai.

Un prete porta a braccio un cruciverba,
porta gli occhiali, un anello grosso
e le sopracciglia a spillo.
È lui quell’altro mezzo, lui il mezzo, siamo a
dodici: hanno sparato il sole dietro il silos.


Risposte

  1. […] agli immediati coetanei e seguendo linee di pensiero ormai arcinote a chi legge, è l’anno di Materia verticale (Imperatrice Bruno, Nulla die), Se giuri sull’arca (Mattia Tarantino, Fallone Editore) e Male […]

  2. […] una forma dell’imperioso, quando non della violenza. È una responsabilità da prendersi. In Materia Verticale (Nulla Die, 2024) si ipotizzava la genesi di un mondo nuovo da parte di un Io sovrano e, in quanto tale, […]

  3. […] tubature»). Corporeità, sessualità, ma parassitarie. Mi vengono in mente una serie di versi da Materia verticale (Nulla Die, 2024) di Imperatrice Bruno, che pure ha la tara dell’erotico: «Voglio baciare la cosa con cui ama chi io amo / che sia […]

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