Marco Giovenale | Oggettistica

a cura di

Luigi Riccio

11–17 minuti

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Marco Giovenale | Oggettistica
La linea editoriale

comitato di redazione: Luigi Riccio, Silvia Atzori, Rebecca Garbin, Francesco Ciuffoli

* * *


La ‘questione Tic’ è evidentemente non aggirabile, aprendo un discorso che affronti cosa stia attorno ai testi (gli oggetti che li racchiudono, le collane, i progetti: i contenitori di senso, insomma). Ci sono dei luoghi attorno ai quali l’opacità di un’emozione culturale, i discorsi che si fanno in giro, il piano occupato, con o senza gruppi organici si addensano, generando un immaginario e quindi una prassi discorsiva comune, accettata. La cosa vale benissimo – mi sembra – per Tic, appunto, e cioè per il suo tentativo di fondare una pratica dell’oggetto, una scrittura costruens che depurando la realtà dalle mediazioni normalmente utilizzate per rappresentarla, “ponga le cose”, adesso utilizzabili per edificare uno spazio completamente altro. Una scrittura del fare, dopo l’irrimediabile o almeno dopo l’irrimediato (non è un caso che Noi di Alessandro Broggi, ad esempio, si apra al di qua di una imprecisata apocalisse).

In quest’ottica, Oggettistica di Marco Giovenale (Tic, 2024) non è lontano dall’essere una dichiarazione d’intenti, così come fu il collettivo e celebre Prosa in prosa, non casualmente riedito nel 2020 proprio da Tic. E proprio come la prosa in prosa era ed è una scrittura assolutamente refrattaria alle definizioni di genere, conoscibile solo in negativo per il suo essere costruens (nelle parole di Giovenale: «non versi in prosa, non poème en prose, non prosa lirica, non narrazione, non epica, non prosa filosofica, non prosa d’arte, non prosa assertiva-artaudiana (Noël), non frammenti/aforismi che segmentano un pensiero (Bousquet, Cioran), non voyage/onirismo (Michaux)»),1 così Oggettistica, libro di «corpi opachi e questioni di contenuto», non di contenitore, «non è un libro di poesie, anche laddove alcuni insistiti a-capo (o una voluta assenza di giustificazione dei margini) possano forse suggerirlo». Pure, Oggettistica non è un libro di oggetti, ma un libro di attorno agli oggetti, di questioni sulle questioni di contenuto, e il suo grande merito è quindi quello di riuscire a tematizzare le necessarie conseguenze – anche e soprattutto politiche – a cui portano i principi letterari e discorsivi. Riassumere in sé le istanze e il percorso di un intero filone. Oggettistica è un libro di luoghi comuni, che anzi porta questi ultimi al ruolo di principio operativo. In pieno spirito vaporwave, ipotizzare di costruire un discorso nuovo utilizzando schegge completamente connotate al passato (e l’idea di costruzione, di edificazione, ma anche solo di topografia e agrimensura sono presentissime) è puro spreco, impossibilità del nuovo. Progettualmente, per quello che ci riguarda: se il lavoratore culturale è parte del sistema culturale, per suo stesso statuto non può che riproporsi, al di là dei discorsi antagonistici, così come in ogni luogo è sempre ipotizzata una pur inutilizzabile uscita. Se ciò è vero, si ritorna allora alla questione dei generi letterari, della scrittura al negativo, visto che, secondo Andrea Inglese (anche qui in galassia Tic e Prosa in prosa) questi sono «troppo permeabili alle ideologie, sia a quelle vincenti sia a quelle perdenti».2 Qui il punto: il luogo comune e l’oggettistica intesa come “discorso attorno agli oggetti” sono l’ideologia, la non-costruzione, il non-oggetto. Sono però, anche, uno spazio vuoto, un contorno: una possibilità edificatoria è nella sua infestazione, paradossalmente – e forse in modo più radicale – nel dentro, non solo nella fuoriuscita, nell’intermittenza, nel glitch.






da Oggettistica (Tic, 2024)

Tutta vita




Dopo il semaforo è tutta campagna. Dopo il semaforo è tutta enciclopedia. Da qui in poi è tutta campagna, da qui in poi è tutta enciclopedia. Da qui in avanti è tutto cambiato, è tutto cambiato negli ultimi trent’anni. Da qui in avanti è tutta enciclopedia, da trent’anni è tutta enciclopedia. Passata l’enciclopedia è tutta campagna. Dopo l’enciclopedia c’è soltanto la campagna, la campagna con il suo sapere enciclopedico diretto, eterodiretto, le erbe, gli uccelli, gli insetti. È tutta campagna. Poi dopo trent’anni non c’è più campagna. Da qui in avanti è solo enciclopedia. I nomi, da qui in avanti cominciano i nomi, gli insetti, le erbe, cominciano le ruberie, cominciano i ti faccio vedere, gli assessori, da qui in avanti è tutto assessori, trent’anni, tutto assessori, trent’anni fa non c’era neanche qui. Prima qui era tutta campagna. Città con macchie di campagna. Nella preistoria, prima, lo dice la parola. Prima neanche a parlarne. Prima della parola, neanche a dirlo, o a parlarne. Adesso nel cortile ci sono le galline, razzolano in sei sette. Sono grasse e marroni. Solo adesso. Da qui in avanti è tutto cenozoico, animali ibridi, pezzi di vegetali, staccati mischiati, una spora lì un ramo qui, un corallo nel becco, una scansione inattuabile irrealizzabile, dei pezzi, pezzi che restano sconcertati sul tavolo, il tavolo anatomico, sull’inameno tavolo anatomico. Tra i pezzi respirano, c’è il respiro grosso, nel cenozoico, si respira male, ballano le galline, bollono, nella campagna, passano il vitto, passa uno, due, è tutta enciclopedia, c’è poco cibo, si stanca, tre. Si vede come intorno. Come fosse intorno, saranno sei sette, saranno quattro. Si vede come intorno a un disco tutto è diventato enciclopedia. Forse anche in meno di trent’anni. Il disco si vede come intorno al disco.


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Uscite

per quello che posso vedere non ci sono ostacoli di sorta, uno può uscire aprendo l’uscio, se non lo trova può aprirne un altro, un altro uscio,

solitamente nessun luogo ne è privo, anzi potremmo dire che in linea di massima, essendo le normative non solo europee molto rigide, praticamente ogni luogo ha un uscio, ha un’uscita, e un’entrata, solitamente ha più uscite che entrate, è un po’ come nei fatti dell’economia, sordidamente,

ci sono ad esempio le uscite di emergenza da cui spesso si può sfumare via, dissequestrarsi, anche quando non c’è un’emergenza,

queste portesono dispositivi singolari a cui ormai un po’ tutti siamo abituati,

con molta calma si imbocca l’uscita e improvvisamente in men che non si dica si è fuori, si è all’aperto.

che singolare accadimento.

quindi non ci sono ostacoli, non ci sono difficoltà, si può uscire, c’è sempre un’uscita, spesso non troviamo l’entrata oppure arriviamo troppo tardi e l’entrata è stata chiusa, però si può sempre uscire se si era entrati in tempo, non in ritardo,

si può sempre uscire, ti fanno uscire, c’è da qualche parte sempre un’uscita e anche, se è per questo, un usciere, perchè è lui che ti apre la porta e ti fa uscire, solitamente si tratta di una porta che si apre solo dall’interno, non si può entrare, si può solo uscire,

quando sono usciti tutti non c’è più nessuno dentro,

sembrava così difficile tutto, invece era semplicissimo,

sono tutti fuori, non c’è più nessuno dentro, non era difficile uscire, sono usciti tutti, siamo tutti fuori, non c’erano ostacoli, a volte gli ostacoli sono solo un frutto della nostra immaginazione,

solitamente l’immaginazione non produce molti frutti ma almeno uno sì, ognuno ha il suo


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Considera l’idea di fornire ai tuoi maiali una pozza di fango


prima costruisci un recinto di legno solido attorno,
perciò dovrai progettare anche l’inserimento di qualcosa in un lato della porcilaia,
mentre il gruppo di minoranza sterza sottolineando le contraddizioni,
considera l’idea di fornire ai tuoi maiali una pozza di fango,
poi considera l’idea di fornire ai tuoi maiali una pozza di fango,
si attaccano alla rete, fai tu stesso o fai fare a loro stessi la proposta di modifica,
lealtà rispetto al patto, avanzi di carne, frutta,
in posizione lontana dal riparo e dalla mangiatoia,
dopo l’incontro di mercoledì serve un luogo asciutto e sicuro dove vivere,
rimangono da affrontare gli articoli, fornisci acqua a volontà, attenzione,
se lasci il tubo allungato a terra probabilmente ci saliranno sopra,
di sicuro c’è che in commissione si riparte presto,
i maiali sono ottime forchette, non ha senso sedersi intorno a un tavolo,
il confronto si preannuncia lungo e articolato,
i maiali sono animali di grande valore,
se hai un granaio con dei recinti vuoti all’interno puoi usarlo,
se possibile parti con il tuo progetto a inizio primavera,
raccogli le sottoscrizioni necessarie,
esprimi con chiarezza i punti sui quali intendi chiedere il confronto,
puoi anche vendere ad altri contadini e giardinieri che potrebbero averne bisogno,
pensa a cosa farai del letame,
tutta la segreteria e i membri, in base alla salute e alla misura,
niente patate e carne cruda, così facendo puoi evitare che contraggano batteri nocivi,
infine considera l’idea di fornire ai tuoi maiali una pozza di fango,


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Il lago, gente al lago

La gente si vuole divertire e non ci pensa, vuole ridere dopo, dopo che ci ha pensato, si ferma sul lago.

Il lago è storto, è messo male. Forse avranno messo male la cartina, ma guardi fuori – ok – in effetti è sbagliato, va da un’altra parte, come mai, chissà, come si potrà mai raddrizzare? Vuole ridere dopo. Intanto divertiamoci.

È spensierata, tenta di esserlo, se deve. Se c’è da fare una telefonata dolorosa, le unghie attenuano quella sgradevole sensazione, morderle.

Scende a prendere il kebab. Uno, forse due. È una fonte di gioia, non pensare che una volta qui era tutto tuo, o buio, o prima buio poi tuo, viceversa, ti hanno rubato tutto, non lo recuperi, è perso, pensa, no: a ridere devi pensare.

Si vogliono sbarazzare del recupero crediti, dell’intermezzo, dei trompe-l’œil. Vogliono fare una festa dietro l’altra, riempiono l’attico. L’attico è pericolante, ma ci si va per scherzare le feste.

La gente si vuole, così si vuole, e si vuole distrarre, si svaga, si conforta, con poco, kebab, servizi, agosto, stacca il selciato, pasticceria confetteria, capriate, dismissori, i coordinatori. Per orientarsi, per il ritmo, volendo. Dove c’è ritmo c’è lira, c’è aulòs, verticale.


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da Sequenza con mancanze
$tring$



VIII


Il videogioco è fermo sulle due
Mette dei bonus a caso, anche a giocatori inventati
Chiamano allora il tecnico riparatore
Serve un doppio nome
È l’unico che capisca
Alla fine si scopre che erano due tecnici riparatori
O lo stesso ma schizofrenico
Anche fisicamente
Va via senza che si sia potuto
Che consiste in questo


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Convegni
Centrare in pagina



Bravo che studi la poesia di Bellezza e Turoldo usando il drone. Ti hanno invitato molto a RaiUno, fu per le ricette, ne sai mille tu, mille e una, come dici, come la bellezza di: essa è la immortale poesia di:
Immortale Poesia.

Ti batti per la liberazione dai lacci della carne; un film di Fellini. Lo hai incontrato a un convegno sopra Italo Balbo, sopra Manzoni. Tutti cercavano un equilibrio, lo sanno, stanno tutti fermi, se si muove cadono. Sono fermi—si sono accese delle liti molto effimere.

Sarà poesia, non sarà poesia? Se la poesia è morta, basta funerali.



Picchiava il lastricato con una canna metallica. Il bambù non s’usa (bisillabo rima con monosillabo, notandum: ) più.

Ma tu solo al raggiungimento della maggiore età, ricordando l’episodio (scégline uno), hai realizzato che la fine asticciuola divagava lungamente sino e entrare in un pressoché bigio scatolo, forse nero, uno dei radiocomandi più vecchi.



Da un pertuso si vede San Pietro. Arrossisci, pensi alla giovinezza, ma sei giovane quindi non pensi. Pensi alla giovinezza che sei giovane. (Estrema variabilità). Ti diresti che è bello non pensare, e a niente, e niente, però, rimani così, un passo prima.



Ci sono delle parti che si possono non leggere e non cambia




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Descrizione di un luogo

Sono collocati nello stesso spazio. Da fermi, si spostano. A gambe ferme. Sono colorati, non sono pappagalli, è probabile. Non hanno nessun interesse a condividere alcunché, tantomeno un luogo, però lo condividono. Alzano la testa, la abbassano. È perfino scomodo. Alcuni si scambiano addirittura delle cortesie. O dei moderati insulti. O degli insulti non moderati, sempre semplici tuttavia. Per non sbagliare. Al primo posto viene sempre la comunicazione. Il numero totale è sempre variabile. Indossano dei cappotti, d’inverno. Sono immersi nell’incertezza, nell’imbarazzo, si fanno i fatti propri, cercano di non socializzare. Ritti o piegati. A volte telefonano, quasi sempre. Si annoiano pur di non socializzare. Alcuni socializzano, pur di non socializzare, si scambiano un numero di parole, si riannoiano. Portano delle borse, di cuoio, di plastica, trolley, sacche, zaini, marsupi. Alzano le mani se stanno in piedi. Si rannicchiano se seduti. Inveiscono ad alta voce o bassa, o mentalmente. Non si guardano in faccia. O sì, con indifferenza. Si mettono a spiare, sbirciano, non ci pensano, sono protervi, augurano il male a questo e quello. Se possono non parlano. Non è nemmeno così, come dire, pieno, al centro c’è ancora posto, al centro c’è posto.


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Cena in Chianti
Un fatto vero


La famiglia incontrata è di quasi prima o quasi del prima.

Della campagna di prima c’è rimasto poco.

Più legno che plastica. Ci va più legno. Coltivano i fagioli a casa il legno sbuffa che sta senza fumo dal camino. O ti invitano a casa mangia. Il cane fa il formaggio sul tavolo di cucina. Col muso fa il muso. Ti mangia dal piatto lui nel piatto cane prima di mangiare mentre mangiate. Lo senti alitarti nella mano quando gli dai lo zuccherino curvo, a C, ti sbava ribava la mano il palmo è un colare nelle posate dal brodo. Sul legno, nella scodella come mai non mangi non sentirti in imbarazzo. Fa il formaggio. Fa il cane mangia non fare complimenti. Mangia con noi


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Tre descrizioni della città di Parigi, esaustive




*

La città di Parigi è nota anche agli scrittori.


**

La città di Parigi è soggetta a uno spostamento di destinazione ogni quattrocento anni. Uno spostamento di pochi gradi non visibile a occhio nudo. Solo allineando degli specchi tra abbaini molto lontani uno dall’altro se ne ha o avrebbe percezione.


***

Parigi è una città europea. Contiene dei commerci. È una città francese. In essa si spostano delle autovetture e delle motovetture. La costruzione di Parigi è quasi finita, sarà finita a momenti, se inizia è visibile per via delle gru molto alte, che trasportano dei materiali altrimenti troppo pesanti. Materiali editi. Vi sono delle case, e delle edificazioni. In Parigi vivono molte persone. Non tutte costruiscono con le loro mani la città di Parigi. Questo crea un primo discrimine. Già alle nove del mattino si è creato questo discrimine, già alle sei, alle cinque. Forse anche durante la notte.


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L’ordine




Il disinfettante si asciuga sulle mani
Effettivamente di buoni i ciclisti hanno il fanalino
L’intermittenza segnala dove sono intermittenti

Dal negozio di animali vengono dei rumori di animali

e tutto e
l’intermittenza segnala che forse
(cioé: è un forse)

Ma in realtà quando il fanalino è spento l’intermittenza è spenta quando non c’è intermittenza quando è spento non è perchè il ciclista non c’è ma è semplicemente spento allora la stessa intermittenza è un pericolo perchè in quei momenti in cui il fanalino è spento sembra che non c’è il ciclista magari non c’è davvero però è spento allora il fanalino è spento e quando è spento non c’è ciclista

Hanno paura dei rottweiler e fermano il carrello per aspettare che passi, che passino

C’è tutta una paura dei rottweiler intorno ci sono anche dei rottweiler ed è per questo che c’è anche la paura

.

Hanno scritto tutta una poesia su questa cosa e ci sono dei cani dentro
la gente ha paura della poesia

.

quando anche l’anziana dirigente è entrata in facebook si è creato come un dislivello

ci sono degli sbilanciamenti come se si trattasse di una diversa inclinazione dell’ombra per strada come cade allora si tratta di far entrare qualcun altro in facebook in maniera che si ricostituisca l’ordine ma non sempre qualcuno entra in facebook e non sempre l’ordine si ricostituisce, per cui si affretta il passo e si cerca di arrivare al prossimo punto di bilanciamento, al prossimo punto luce


Marco Giovenale è scrittore, poeta, asemic writer e traduttore. È tra i fondatori del sito di materiali sperimentali gammm. Tra i libri di poesia: La casa esposta (Le Lettere), Shelter (Donzelli), Maniera nera (Aragno), Strettoie (Arcipelago Itaca), Delle osservazioni (Blonk), Cose chiuse fuori (Aragno). Tra le prose, Quasi tutti (Miraggi), la gente non sa cosa si perde (Tic), Il cotone (Zacinto/Biblion), Statue linee (pièdimosca) e Oggettistica (Tic). È presente in Parola plurale (Sossella), Nono quaderno di poesia contemporanea (Marcos y Marcos) e altre antologie. Il suo sito è slowforward.net


  1. Cambio di paradigma, in «il verri», 43, 2010 ↩︎
  2. Che genere di discorso, in «Nazione indiana», 12 ottobre 2010 ↩︎

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Risposte

  1. […] di scrittura ibrida, e cioè alla particolare natura della poesia nell’ipercontemporaneo “al negativo”, che sta letterariamente mettendo fine alla «serie di grandi binarismi su cui si è costruita […]

  2. […] Lugi Riccio, Marco Giovenale | Oggettistica, [annotazioni e scelta di testi dal libro], in Inverso, 10 apr. 2025: https://poesiainverso.com/2025/04/10/marco-giovenale-oggettistica/; […]

  3. […] | Oggettistica, [annotazioni critiche e selezione di prose dal libro], in Inverso, 10 apr. 2025: https://poesiainverso.com/2025/04/10/marco-giovenale-oggettistica/; WM: […]

  4. […] forti di iperlirico e iperprosastico (anche in ipernegazione, come nel Nota Bene di Giovenale su Oggettistica: «il libro è uscito IL 22 MARZO 2024, cioè UN GIORNO DOPO il 21 marzo, ossia in una data […]

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