Alcuni brani dall’”Atto primo” del nuovo libro di poesia di Luciano Neri, Opera buffa (TIC 2025).
Spostamenti #195
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Inizio
La direzione poco chiara, poco visibile, una serie di oggetti appesantiti che trasportano, nei pressi di un lago alle notizie di poter raggiungere la guida prima del confine, e non si può dire ancora a un limite del genere se si sono visti superati dalla guida stessa, se si sono visti al momento superati dalla stessa promessa, con le stesse probabilità di rivederla rispetto al tempo di ritornare indietro, adesso identiche ai presunti fatti le direzioni, identici ai confini quelli che li vogliono raggiungere, alle notizie che si sono fermati nello stesso momento, le promesse alle stesse notizie di riunirsi nel legame e con le stesse probabilità di andare avanti o di ritornare indietro, che sarebbe una decisione sconsiderata, poco lungimirante e che sarebbe più sicuro, o temendo di non farcela a radunarsi al resto dei fuggiaschi e forse in quel punto già si sono arresi o con il rischio di restare intrappolati nel bosco.
Scena prima
O forse vi era già arrivato a quest’ora da un’altra linea non conosciuta (secondaria e /o parallela), in anticipo quando ancora l’alba non è spuntata, e il lago dopo che forse già erano entrati nella selva, per la parte della loro metà che inseguivano l’inno. E presto si erano avvicinati senza quella eufonia alla presenza del nome, si era dileguata ancora per un ritardo, non sempre colmabile il ritardo in questi casi all’altra metà di loro che nel bosco non si vede nessuno, per l’assenza che il gruppo prova dello stupore, adesso che forse questo è un segno, il punto che forse non era quello della promessa, non era quello di riunirsi il punto superato.
Scena seconda
Su un’altra linea in anticipo o in ritardo, ancora non si sa quando, l’alba non è spuntata, costeggiando il lago, dopo che non si erano addentrati né sarebbero nella selva loro dell’altra metà che avevano inseguito l’inno da lontano, e si erano avvicinati alla presenza del nome, si era /si sarebbe presto dileguata, in un ritardo non comprensibile all’altra metà.
O forse a quest’ora solo nel parallelismo non si vede, nella trama con l’altra metà, nessuno forse vi era già entrato /arrivato /uscito, il gruppo che
prova stupore adesso per l’assenza, eccesso di trasporto di una parte che gira a vuoto, nella trama di quello che si nomina (ode) uno che si lamenta, le parole e le intenzioni che nessuno ascolta /ascolterebbe, che forse è un segno adesso il punto di riunirsi, che non è /non era proprio quello il punto superato dalla stessa promessa, non è quello il segno che si vede.
Scena terza
L’aria che giunge della presenza, con l’inno che appare e non appare, il motivo dell’aria che giunge avrebbe complicato oltremodo i piani che sono arrivati lo stesso a quel punto, la metà circa del primo gruppo e l’altra metà del secondo. Uno domanda della guida che si è rivelata fino a quel momento illusoria, se invece avessero deciso di proseguire nel bosco con i doni e gli averi e con il resto che avanzano uno verso l’altro a ogni tentativo di ritrovare quell’altro, prova di ritrovare lo stesso gruppo, questi che camminano, almeno per riconciliarsi adesso che sono sconfortati, adesso piuttosto smarriti.
Scena quarta
Verso l’ultima Thule è il punto delle lunghe albe di azioni che si perdono, avvicinate da nuvole svelate, azioni scese sulla terra, insieme al cielo in cambio di doni (inno), azioni verso il fuoco del gran rogo e le acque del lago, due dei quattro elementi che restringono /restringerebbero il campo, con le fiamme in evidenza tra loro, e gli altri ad avvicinarsi alle acque e /o al fuoco per l’ultimo appello, ad azioni degli smarriti, adesso ancora più sconfortati per credere all’inno, al pensiero che avrebbero voluto intonargli di fronte una volta apparso, in mezzo a una ragione che adesso lo intonano, qualcuno da incontrare a loro più simile se non identico e /o se non uguale al posto della presenza, a procedere sempre in avanti, a imitazione di un modello, o indietro per venirne a capo.









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